Sono usciti i dati della Camera di Commercio di Cremona-Mantova-Pavia, con il supporto della Borsa Merci Telematica Italiana: il comparto risicolo italiano, anche se rimane in attivo e si situa intorno ai 350 milioni di fatturato annuo, ha subito delle perdite dovute al calo del prezzo, a una minore richiesta interna e a un calo delle esportazioni. Il riso, soprattutto quello che viene dall’Asia, è più economico e sta diventando un competitor importante.
I cali di prezzo del riso italiano, nel corso degli ultimi 12 mesi, sono arrivati anche al 60% per il Vialone Nano, mentre per le varietà Baldo e Sant’Andrea sono rispettivamente del 48% e del 61%. Le riduzioni hanno interessato anche l’Arborio e il Carnaroli che, nell’arco di dodici mesi, hanno perso il 31% e il 27%.
I motivi di questo abbassamento di prezzo sono da ricercare in una contrazione delle vendite: i produttori riescono a vendere meno riso all’industria italiana. Alla fine del 2025 ne avevano venduto meno dell’80% delle scorte, mentre l’anno prima quasi l’85%. L’aumento delle giacenze, per una incrollabile legge del mercato, fa abbassare il prezzo.
Non va meglio con le esportazioni, che scendono del 9% rispetto all’anno precedente, mentre salgono del 29% le importazioni. Sempre secondo i dati della Camera di Commercio, le importazioni aumentano sia in Europa che in Italia, soprattutto per quanto riguarda il riso lavorato confezionato. Per l’Italia, i principali Paesi fornitori di riso estero sono: Pakistan (32% del totale), Thailandia (26%) e Cambogia (19%).
Cosa significa per i consumatori italiani?

Al momento sostanzialmente niente. I dati della Camera di Commercio non si riferiscono infatti al prezzo del riso che troviamo sugli scaffali, ma a quello del risone, ovvero il riso come viene su dal campo, con ancora la lolla, l’involucro non commestibile che circonda il chicco. Il risone, non lavorato, è quello che viene venduto direttamente dagli agricoltori all’industria.
I competitor asiatici, di cui è però difficile trovare dati ufficiali online, producono un risone più economico per i noti motivi di manodopera a basso costo, ma anche perché la produzione è molto più ampia. Le importazioni, soprattutto da Cina, India e Pakistan aumentano nonostante la battuta di arresto che hanno avuto con la crisi di Hormuz.
Ma il costo di vendita del risone all’industria non è così indicativo per il prezzo di acquisto al mercato per il consumatore. In quel caso, infatti, si aggiungono la lavorazione industriale, il confezionamento e ovviamente il ricarico della GDO. Dunque il prezzo, anche se diminuisse, lo farebbe impercettibilmente.
Quello che però potremmo notare nei prossimi mesi è una diminuzione del prezzo dei risi provenienti dall’estero. Le varietà lunghe (tipo Basmati, per intenderci), che tuttavia sono da lungo tempo appannaggio dell’importazione.
Non esistono invece al momento dei sostituti importanti commercialmente delle varietà italiane di riso tondo da risotto. Nonostante arrivi molto risone tondo dall’estero, si tratta di un riso destinato all’industria per la lavorazione, e non del riso impacchettato sottovuoto che troviamo sugli scaffali del supermercato.