Tra febbraio e marzo in Giappone, nella prefettura di Hiroshima, si tiene ogni anno il Kure Oyster Seafood Festival (Kaki Suisan Matsuri), un evento che celebra le famose ostriche locali, che si mangiano grigliate o stufate con salsa ponzu. Quest’anno però, come riportato dal The Guardian, la festa è stata un po’ meno bella del solito, vista la carenza di ostriche e la loro qualità più scarsa del normale.
Il motivo è da ricercare nel fatto che l’anno scorso il Giappone ha subito un’intensa ondata di caldo, con una temperatura media estiva superiore di 2,36 °C alla norma, rendendola l’estate più calda da quando esistono registrazioni, nel 1898. Secondo i dati del governo locale, le temperature medie dell’acqua lungo la costa di Hiroshima, da luglio a ottobre dello scorso anno — un periodo cruciale per l’allevamento delle ostriche — sono state tra 1,5 °C e 1,9 °C superiori alla media del 1991-2020.
Il motivo per cui, con il mare caldo, le ostriche muoiono è più complicato di quanto potrebbe sembrare in apparenza. Le ostriche vivono nei fondali bassi e soggetti alle maree, per questo crescono nelle lagune: stare fuori dall’acqua le fortifica; infatti, un’ostrica pregiata sopravvive fuori dall’acqua senza morire per 15 giorni. Tuttavia è necessario che l’acqua in cui stanno periodicamente immerse non solo sia abbastanza fresca ma anche ben ossigenata.
L’acqua calda trattiene meno ossigeno disciolto, inoltre favorisce la proliferazione dei batteri, come la polidora, un verme marino che le rende immangiabili. Oppure, come è successo in Francia, il caldo favorisce la crescita del cosiddetto herpes delle ostriche che le uccide. Ma nella prefettura di Hiroshima il livello dei patogeni non è ancora così alto: le ostriche muoiono semplicemente perché non trovano da mangiare e perché il calore del mare le porta in deficit di ossigeno.
Infatti, l’altro aspetto importante sono le piogge quasi assenti durante il periodo estivo, precipitazioni che non solo diluiscono il sale nell’acqua, ma favoriscono anche il ricircolo delle correnti: più correnti significa più microrganismi di cui le ostriche si nutrono e quindi ostriche più grandi, con molluschi più carnosi. Si tratta tra l’altro della classica situazione del serpente che si mangia la coda, le ostriche infatti sono tra i molluschi in grado di “mangiare” più Co2 di tutti nell’acqua, e quindi di rendere le acque salubri; se muoiono il danno al mare è moltiplicato.
In risposta a questa situazione, già a dicembre scorso l’Agenzia per la pesca giapponese ha annunciato misure per aiutare gli allevatori di ostriche in difficoltà, tra cui prestiti governativi quinquennali a interesse praticamente zero e accesso a programmi di mutuo soccorso per le attività di acquacoltura. Se accadrà anche la prossima estate, l’unica soluzione sarà spostare gli allevamenti in acque più fredde oppure proseguire l’allevamento in acque più profonde, dove la temperatura sale meno velocemente ma le ostriche crescono meno pregiate.
Le proporzioni del fenomeno della moria di ostriche

In un anno normale, tra il 30% e il 50% delle ostriche muore, ma in questa stagione il tasso ha raggiunto il 90% in alcune zone di Hiroshima, secondo il ministero della Pesca. Inoltre, la situazione si sta ripetendo nelle prefetture lungo la costa del Mare Interno di Seto, da Hiroshima a ovest fino a Hyogo a est.
Hiroshima si trova tuttavia nella situazione peggiore ed è la zona più importante per le ostriche giapponesi: rappresenta quasi i due terzi della fornitura nazionale di ostriche allevate, con 89.000 tonnellate di molluschi prodotte nel 2023. Insieme, le attività di pesca disseminate nel mare interno producono l’80% delle ostriche del Giappone.
Le ricadute — dicono i pescatori intervistati da The Guardian — cominceranno l’anno prossimo, se questa situazione, come è probabile, si ripeterà, azzerando i guadagni delle aziende familiari impegnate nell’acquacoltura. Molti sono lì da almeno tre generazioni e stanno pensando di cambiare lavoro.
Una situazione molto simile a quella della laguna di Goro, in cui un intero sistema economico basato sull’allevamento delle vongole sta perdendo terreno, costringendo l’intero paese a reinventarsi, con grande fatica e lasciando dietro di sé parecchie macerie. In quelle stesse zone da una decina d’anni si producono le ostriche più celebri d’Italia, le famose perle rosa del Delta, la cui sopravvivenza al momento è assicurata da un sistema di allevamento brevettato.
Sono gli effetti del cambiamento climatico più percepibili anche da chi ha la fortuna di non esserne ancora toccato direttamente, se non quando al mercato del pesce si scontra con la scarsità di alcuni prodotti e con l’aumento esasperato dei prezzi.