Il ristorante di Heston Blumenthal al centro di una nuova truffa online

Heston Blumenthal e altri colleghi sono rimasti invischiati in una particolare truffa di clonazione: diamoci un'occhiata.

Il ristorante di Heston Blumenthal al centro di una nuova truffa online

L’altra faccia della notorietà. Eh sì, perché godere della luce dei riflettori può certamente attirare lodi e complimenti, ma anche una frangia di malintenzionati con l’intenzione di appoggiarsi su tale fama per portare avanti i propri comodi. Basti chiedere a chef Heston Blumenthal, rimasto invischiato – insieme ad altri colleghi dal simile peso specifico mediatico, come Yotam Ottolenghi – in una particolare truffa di clonazione.

I primi dettagli del caso sono stati lasciati trapelare dai colleghi della BBC, che hanno riportato i commenti dell’esperto di frodi Graham Barrow. La lettura di quest’ultimo piazza come prima responsabile della truffa la Companies House, il registro centrale delle imprese del Regno Unito, rea di non effettuare abbastanza controlli e di “non essere adatta allo scopo” che si è prefissata. Ma in cosa consiste, effettivamente, la truffa che ha coinvolto il ristorante di Heston Blumenthal?

Tra cloni e truffe: il caso in quel d’Oltremanica

Heston-Blumenthal

Partiamo con il prendere in esame l’ingranaggio che ha di fatto permesso, nella sua banalità, il funzionamento della truffa: pagando una piccola somma di denaro, infatti, i truffatori sono effettivamente liberi di registrare un’attività online presso la Companies House entro 24 ore. Completato questo piccolo passaggio, i malintenzionati possono rubare denaro in scoperto dai conti bancari aperti a nome della falsa società che hanno clonato, stringendo nel frattempo ordini di natura commerciale con fornitori comprensibilmente desiderosi di lavorare con clienti di alto profilo.

In altre parole i beni arrivano, attirati dalla notorietà del personaggio “clonato” (come Heston Blumenthal, in questo caso), mentre le fatture rimangono naturalmente inevase. “C’è stato un aumento dei furti d’identità e dell’obbligo per tutti noi di fornire fatture, passaporti o patente di guida, anche per le funzioni più banali” ha spiegato Barrow. “Ebbene, la Companies House non richiede nulla di tutto ciò”.

Spesso e volentieri per mantenere un legame di apparente equivalenza con il ristorante o lo chef preso di mira i truffatori registrano la propria attività clone usando nomi estremamente simili, magari concedendosi un furtivo errore di ortografia per generare quella minima differenza necessaria alla registrazione del marchio. Nel caso di Heston Blumenthal, ad esempio, è stata registrata una società con il nome “Dinner By Heston Blumenthall“, con una “L” in più.

Una differenza minima, come accennato nelle righe precedenti, che può essere notata da potenziali clienti (probabilmente presi, come dicevamo, dalla smania di poter lavorare con un nome di alto profilo) solamente con estrema attenzione. Per completare la registrazione i truffatori devono necessariamente fornire l’identità di un direttore – un obbligo facilmente aggirabile con un semplice “prelievo” dalla vetrina dei social media.

Secondo Barrow è scandaloso” che tale fenomeno stia continuando a imperversare “senza alcun intervento” da parte della Companies House. D’altro canto, come riporta la BBC, l’ente dovrebbe armarsi in un futuro prossimo di nuovi poteri per contrastare le registrazioni fraudolente; ma allo stesso tempo l’introduzione di controlli più severi dovrebbe richiedere più tempo.