Noi ce la mettiamo tutta, ma a volte non basta: ci sono concetti che sono davvero duri a morire. Certo, che gli italiani siano quantomeno pervicaci quando si tratta di accettare qualsiasi ragionamento o cambiamento nei confronti di presunte tradizioni è un dato assodato, ma se poi ci si mettono pure personaggi in vista a perorare certe cause, la questione si complica ulteriormente.
Le volte in cui abbiamo dovuto prendercela col Ministro Lollobrigida, che insisteva che il vino -per quanto poco- facesse bene e che qualsiasi critica mossa al nettare di Bacco fosse un attacco contro il Made in Italy orchestrato da non si sa bene chi, non le contiamo neanche più, e ci è toccato pure rintuzzare il sempiterno Bruno Vespa, che ha derubricato a “stupidaggine assoluta” qualsiasi considerazione sul fatto che l’alcool non sia propriamente salubre, e il fatto che lo stesso presentatore di Porta a Porta sia un produttore di vino è un pensiero che lasciamo alle malelingue. E proprio quando ci sembrava che le polemiche si fossero estinte e il buon senso avesse prevalso, ecco che ci risiamo: e stavolta, a riesumare il vecchio adagio che “il vino con moderazione fa bene”, è Alessandro Borghese, ai microfoni di Pulp Podcast.
Le nonne e il vino rosso
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Abbiamo pensato tutti la stessa cosa: “Ah shit, here we go again”, citando lo stesso meme di GTA San Andreas usato da Pulp. Il gancio per riprendere il tema viene dalle considerazioni del conduttore di 4 Ristoranti sul governo Meloni, di cui, almeno per il suo settore, si rivela un fa: “questo governo qui, almeno per il mondo del cibo, per il momento ha fatto grandi cose”, ma Mr. Marra ce l’ha col Ministro dell’agricoltura e della sovranità alimentare, che “deve solo smettere di dire che il vino fa bene. Non mi puoi dire che scientificamente l’alcol fa bene”. Considerazione inattaccabile, si potrebbe pensare.
Ma su questo Borghese non è d’accordo, e risponde col più vecchio e ritrito esempio di bias del sopravvissuto a cui si possa pensare: “sto lavorando con le nonne, a novant’anni il bicchiere di rosso se lo fanno a pranzo”, suscitando vivaci reazioni in studio. “Pure mio nonno a novantadue anni fumava” ride Marra, “Una volta si diceva che il vino fa sangue, era una ca***ta, no?” incalza Victorlaszlo88, al secolo Mattia Ferrari. Anche qui le ragioni sembrano ineccepibili, ma lo chef non vuole sentire ragioni, snocciolando l’ennesimo, pericoloso luogo comune: “Sentite: tutto fatto con moderazione, secondo me, non fa male”.
Non c’è niente da fare. Che la scienza -quella vera, non i fantomatici “scienziati di alto livello” e i loro “centinaia, migliaia di studi” invocati da Vespa- abbia classificato l’alcol come sostanza cancerogena di tipo 1, e che quindi una soglia “sana” per il suo consumo non esista, è un concetto che proprio non si riesce a far passare. Certo, ci rendiamo conto che per un ristoratore il problema del calo dei consumi di vino sia molto serio, e anche Borghese ammette che quel pubblico che esce per bersi “una buona bottiglia di vino” sia ormai estinto (per lui la colpa è del delivery, ma tant’è), ma sostenere che l’alcol possa fare in qualche modo bene alla salute resta una dichiarazione irricevibile, e il benaltrismo del suo “è peggio l’aria che respiro in motocicletta a Milano” pure.
Tocca ripeterlo per l’ennesima volta: nessuno vuole attaccare gli aspetti conviviali, culturali e men che meno gastronomici, del mondo enologico, ma diffondere informazioni false, sostenute da un mix letale di superficialità, errori cognitivi e conflitto d’interessi non servirà certo ad aiutare il vino in un momento di crisi, e dichiarazioni del tipo “il vino fa bene all’allegria” (cit. Francesco Lollobrigida), nemmeno.
