Il whisky scozzese è in crisi e molte distillerie bloccano la produzione

Dopo anni di grandi vendite, il mercato si è fermato e 1,4 miliardi di litri di whisky stallano nelle botti con pesanti ricadute sul mercato del lavoro.

Il whisky scozzese è in crisi e molte distillerie bloccano la produzione

Per 15 anni il whisky scozzese è andato alla grande, con un picco di vendite durante la pandemia. Ora la domanda è crollata in tutto il mondo, tanto che le distillerie scozzesi hanno bloccato la produzione per non trovarsi con troppo whisky nelle botti. In tutto il territorio della Scozia ci sono 156 distillerie, e decine di queste sono in vendita.

La ricaduta sociale di queste mancate vendite sta cominciando ad essere importante. Come scrive il Guardian: la GlenWyvis Distillery, di proprietà della comunità e situata nelle Highlands, ha annunciato che avrebbe nominato degli amministratori a causa delle persistenti difficoltà finanziarie del mercato del whisky. Mentre i lavoratori di un’altra distilleria, la Cameronbridge, hanno iniziato uno sciopero contro i piani dell’azienda di tagliare centinaia di posti di lavoro nelle sue attività scozzesi. Si tratta, quest’ultima, della più grande distilleria di Diageo, la multinazionale degli alcolici che in Scozia produce una bottiglia di Scotch whisky su tre, e possiede marchi universalmente famosi come Johnnie Walker.

Marvin Purvis e Duncan McFadzean della newsletter Commercial Spirits Intelligence, come riportava Repubblica qualch, hanno segnalato che, secondo la loro analisi, le scorte nei magazzini scozzesi sono passate in dieci anni da poco meno di 400 milioni di litri a 1,4 miliardi, quantità sufficiente a soddisfare la domanda per circa tre anni.

Il problema sta nel modo in cui si produce lo Scotch whisky

botti di whisky scozzese

Il meccanismo di produzione del whisky scozzese rende difficile la pianificazione commerciale. Il whisky infatti, per disciplinare, deve riposare per almeno tre anni in botti di rovere sul territorio scozzese per potersi definire Scotch whisky. Ma nelle versioni di lusso il periodo di riposo in botte può arrivare fino a quaranta anni. Dunque, se la domanda è stabile, si può adeguare la produzione, se invece non lo è non si riesce a prevedere che quantità di whisky pregiato o basico il mercato richiederà. I veterani del settore, intervistati dal Guardian, dicono che probabilmente durante la pandemia molti hanno acquistato molto whisky scozzese, e oggi ne hanno le cantine piene. Il problema è che, bloccando la produzione, se e quando il mercato riprenderà forse non ci sarà whisky abbastanza da vendere.

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Il cofondatore della Holyrood Distillery di Edimburgo, Rob Carpenter, ha dichiarato al Guardian che, secondo le sue stime, le distillerie stanno producendo un terzo di quello che producono normalmente. «Nessuno ha una sfera di cristallo, quindi nessuno sa cosa succederà tra dieci anni. Si cerca di anticipare dove andranno le cose. In un certo senso è una maledizione del settore».

C’è anche un altro fattore importante da considerare in questa crisi del whisky globale, quella che in gergo si chiama “angel’s share”, ovvero la parte di whisky che evapora dalle botti in maturazione. Secondo i dati della distilleria Glenlivet, la perdita può arrivare al 3,5-4% annuo all’inizio della maturazione, per poi diminuire con l’età; una botte piccola può inoltre perdere proporzionalmente più liquido. Un whisky invecchiato 20 anni può perdere circa il 40% del suo volume. E anche il grado alcolico ne risente: il distillato entra in botte intorno al 63,5% vol. e perde mediamente circa 0,5 punti percentuali l’anno. Se scende sotto il 40%, non può più essere legalmente venduto come Scotch malt whisky.

Dove si vende lo Scotch whisky

Nell’ultimo periodo non hanno aiutato i dazi imposti dal presidente Trump in aprile 2025, nel corso del cosiddetto “Liberation Day”, che hanno provocato un calo del 15% delle esportazioni di Scotch whisky verso gli Stati Uniti, secondo la Scotch Whisky Association; e ovviamente il mercato statunitense è tra i più importanti per lo Scotch whisky. Poi, a seguito della visita di Re Carlo e della Regina alla Casa Bianca lo scorso gennaio, questi dazi sono stati rimossi, ma le vendite non sono riprese.

Il mercato più importante dello Scotch whisky per volumi è tuttavia la Francia, che anch’essa ha rallentato di molto i suoi acquisti. Si tratta comunque di una crisi estesa a tutti i superalcolici. Secondo il Financial Times, cinque dei maggiori produttori di alcolici quotati in borsa si trovano con un livello record di 22 miliardi di dollari di distillati in fase di invecchiamento.

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I mercati asiatici, che sono normalmente lo sfogo quando avvengono queste situazioni di crisi in Occidente, non sono in realtà così prosperi: il mercato cinese non è mai effettivamente partito, mentre quello indiano – che è uno storico mercato del whisky scozzese – ha persino aumentato i suoi acquisti, ma da solo non riesce a sanare la crisi del settore.

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