In America i consumatori fanno causa a un produttore di pomodori “italiano”

Un'azienda statunitense si trova i consumatori in rivolta: ha venduto San Marzano che proprio San Marzano non erano.

In America i consumatori fanno causa a un produttore di pomodori “italiano”

Italia sì, Italia no, la terra dei cachi, dicevano gli Elii a Sanremo. E pure la terra dei pomodori, in effetti, di cui siamo leader mondiali per l’esportazione, con 2,2 milioni di tonnellate portate all’estero nel 2025. Prodotti, i pomodori e molti altri, riconosciuti per la loro eccellenza e per la loro provenienza che spesso vengono copiati, storpiati, in un’eterna battaglia sull’Italian Sounding, che punta in maniera non sempre efficace a tutelare il vero Made in Italy.

C’è chi vuole metterli al bando, i prodotti che giocano su una presunta italianità, e talvolta c’è anche chi suggerisce di farne strategicamente tesoro, utilizzando la presenza di queste scopiazzature non sempre ben fatte per crescere e far vedere la differenza su ciò che è veramente italiano da ciò che non lo è. In effetti, da un lato l’Italian Sounding è un buon segno, perché d’altra parte il mercato crea i falsi delle borse di lusso, mica dei capi da quattro soldi. Dall’altra è certamente una piaga, ed è anche sintomo di una mancanza di capacità di far realmente percepire la differenza: se l’Americano medio si accontenta del Parmesan anziché del Parmigiano Reggiano non è sempre e soltanto una questione economica, ma anche di posizionamento non sempre efficace delle nostre eccellenze (abbiamo preso il Parmigiano Reggiano, ma è soltanto a scopo esemplificativo, giusto per indicare un prodotto molto copiato all’estero, perché c’è da dire che il Consorzio il suo lavoro di racconto del prodotto a livello internazionale lo fa, e lo fa bene).

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Talvolta però, tra una massa di consumatori che si accontenta di quel che trova al supermercato senza farsi troppe domande, salta fuori qualcuno che si arrabbia. Perché gli si era detto italiano e di uno specifico tipo, e italiano, di quello specifico tipo, alla fine pretende. Come succede con i consumatori californiani, che sono arrabbiati neri (anzi, rossi) con un marchio di pomodoro.

L’accusa di frode sui pomodori

san marzano pelati

La vicenda è quella di una delle tante cause dei consumatori americani contro le aziende: in questo caso l’oggetto della rimostranza è Cento Fine Foods, un’azienda non italiana, ma americana, specializzata però nell’importazione di prodotti italiani.

L’accusa sostiene che l’azienda abbia etichettato la sua salsa parlando di pomodori San Marzano, ma quei pomodori lì, come è noto, sono protetti nell’Unione Europea dal regime di DOP. Secondo la denuncia, i prodotti di Cento non possiedono la certificazione DOP ufficiale, il che li rende sostanzialmente diversi da ciò che molti consumatori associano al nome San Marzano.

Risultato? I consumatori affermano di essere stati tratti in inganno da un’etichettatura fuorviante al momento dell’acquisto del prodotto, e chiedono un risarcimento collettivo di più di 25 milioni di dollari.

I pomodori Cento

Ma chi è questa Cento Fine Foods? Con sede a West Deptford nel New Jersey, Cento fonda la sua storia sull’iniziativa di Alfred Ciccotelli Sr. (il signor C), che iniziò a vendere in America prodotti alimentari italiani importati negli anni ’50.

L’azienda, alla cui guida restano gli eredi del “signor C”, commercializza oltre mille prodotti a marchio Cento nei supermercati e nei negozi di alimentari di tutti i cinquanta stati americani.

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Prodotti amati e riconosciuti dal pubblico come “Made in Italy”, che però nel caso dei pomodori San Marzano non riportavano il marchio DOP ufficiale del consorzio, che in Europa hanno valore legale vincolante mentre negli Stati Uniti le denominazioni relative all’origine geografica e all’origine dei prodotti alimentari sono generalmente regolamentate in modo meno rigido.

La difesa dell’azienda

L’azienda ha respinto le accuse, definendole “totalmente infondate”, aggiungendo che la società aveva già vinto una causa simile presso il tribunale federale di New York e intende chiedere un’ulteriore archiviazione.
L’archiviazione, peraltro, era basata proprio sulla minore rigidità della provenienza geografica con cui è abituato ad avere a che fare il pubblico americano: il giudice aveva infatti stabilito che un consumatore medio non avrebbe fatto distinzione tra diversi sistemi di certificazione, ma avrebbe unicamente giudicato gli standard qualitativi del prodotto. Se il San Marzano è buono, chissenefrega se è DOP, per farla brevissima.

In più, l’azienda sostiene che i pomodori che utilizza vengono coltivati in Campania, aggiungendo che il processo di raccolta è soggetto a severi controlli di qualità e a verifiche periodiche.