L’Italia è il quarto produttore europeo di uova, con oltre 12,5 miliardi di pezzi, pari a circa 789mila tonnellate. Eppure non bastano per il consumo interno: infatti, fino all’anno scorso producevamo il 98% delle uova che mangiavamo, ora siamo al 92%, con un aumento conseguente delle importazioni dell’80%.
I motivi per cui le uova che produciamo non bastano sono molti. Il primo è sicuramente un aumento del consumo di uova: come segnala l’ultimo consuntivo Circana (gennaio-aprile 2026), che registra consumi in crescita dell’8,7% all’interno della GDO.
Consumiamo più uova per un motivo economico. Secondo i dati ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), dal 2024 al 2025 i prezzi sono cresciuti del 13% ed erano già cresciuti del 10% dal 2023 al 2024; tuttavia, gli aumenti del costo delle uova, che sono comunque un prodotto economico, riguardano pochi centesimi al pezzo e, in confronto a quasi tutte le altre fonti proteiche, le uova risultano comunque un buon compromesso tra nutrimento e costo.
E consumiamo più uova anche per un motivo ambientale. Oltre a considerarle una fonte proteica a basso costo (e Dio sa quanto ultimamente le fonti proteiche sembrino la panacea di tutti i mali dell’uomo), le uova sono considerate anche sostenibili, in quanto serve meno acqua, meno mangime e meno terreno per produrre le uova che per produrre la carne.
Inoltre, le uova non bastano perché l’Italia si sta convertendo agli allevamenti a terra, che ormai rappresentano il 70% delle uova vendute dalla GDO, e agli allevamenti biologici, che nel 2025, sempre secondo i dati ISMEA, hanno registrato un +8,9%. Entrambi questi sistemi diminuiscono la percentuale di galline ovaiole per metro quadrato e quindi diminuiscono la produzione. Infine, soprattutto per via dell’influenza aviaria, l’Europa è molto restia a dare nuove concessioni per allevamenti di pollame, dunque non si riesce a incrementare la produzione.
Da dove vengono le uova che compriamo dall’estero?

Secondo i dati Istat riportati da Il Sole 24 Ore, l’anno scorso sono arrivate in Italia oltre 91mila tonnellate di uova in guscio, principalmente da Romania e Polonia, e dall’Ucraina.
Non possiamo sapere con certezza da che tipo di allevamento arrivano le uova importate, a meno che non le acquistiamo tal quali. Infatti – ripetiamo tutti insieme – per capire da dove vengono le uova che acquistiamo basta guardare il codice impresso su ogni uovo: 0 = biologico; 1 = all’aperto; 2 = a terra; 3 = gabbia.
Tuttavia, se queste uova sono utilizzate per i cosiddetti ovoprodotti industriali (tuorlo congelato, pastorizzato, liofilizzato…) o sono utilizzate per produrre pasta, maionese o biscotti, secondo la normativa europea non è necessario indicarne il metodo di produzione.
Dobbiamo quindi almeno porci una domanda, visto che i maggiori Paesi da cui importiamo le uova hanno una percentuale di allevamenti in batteria maggiore di quella italiana. Stiamo attenti a comprare solo uova biologiche in guscio e poi acquistiamo la maionese preparata con uova in batteria? Potrebbe essere.