In Russia il governo ha preso il controllo dei 7 stabilimenti di Nestlè

Il Cremlino dal 2023, con una legge ad hoc, espropria i beni delle società che appartengono a Paesi che considera ostili.

In Russia il governo ha preso il controllo dei 7 stabilimenti di Nestlè

Giovedì scorso il Cremlino ha deciso di prendere il controllo – in amministrazione temporanea – delle attività russe del gruppo Nestlé, una prassi che sta cominciando a diventare la norma sotto il governo di Vladimir Putin da quando è scoppiato il conflitto ucraino. Un decreto del 2023, firmato dal presidente Vladimir Putin, dà a Mosca il potere di porre sotto amministrazione temporanea tutte le proprietà appartenenti a Paesi che considera «ostili».

All’annuncio della notizia le azioni Nestlé sono calate del 2,4% e la dirigenza di Nestlé ha tentato di correre ai ripari con un comunicato riportato oggi da Reuters: «Nestlé si impegna ad adottare tutte le misure necessarie per proteggere i propri diritti e garantire la continuità delle attività nell’interesse di tutti gli stakeholder, in particolare dei propri dipendenti».

Nestlé in Russia possiede 7 stabilimenti che producono caffè, prodotti per la cura del corpo e alimenti per l’infanzia e, secondo gli ultimi dati disponibili, che risalgono al 2021, questi stabilimenti procurano al gruppo un fatturato di circa 2,4 miliardi di dollari l’anno e danno lavoro a 7.000 persone in Russia.

La stessa cosa è successa, sempre giovedì, al gruppo francese Auchan, che in Russia gestisce 230 punti vendita e un’attività online, dando lavoro a circa 30.000 persone.

Secondo quanto riporta oggi Reuters, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov non ha fatto mistero che le ragioni dell’amministrazione temporanea sono politiche, ha infatti dichiarato ai giornalisti che i due Paesi sono «attivamente coinvolti in azioni militari» contro la Russia, comprese «le incursioni del regime di Kyiv contro le infrastrutture economiche pacifiche del nostro Paese».

Che cosa comporta l’amministrazione temporanea di Nestlé in Russia?

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Al momento l’amministrazione è stata affidata a L.E.V. Management, una piccola società guidata dal generale della polizia russa Andrey Krayushkin. L’amministratore temporaneo esercita sostanzialmente i poteri del proprietario per quanto riguarda la gestione, ma con un limite importante: non può disporre liberamente degli asset, cioè venderli o trasferirne la proprietà. Questo significa che, almeno formalmente, non siamo ancora davanti a un’espropriazione.

L’amministrazione temporanea, tuttavia, è stata spesso usata dal governo del Cremlino come prodromo alla confisca vera e propria e alla cessione dei beni confiscati a gruppi o famiglie di simpatizzanti del governo.

Il quotidiano russo Kommersant aveva riferito lo scorso agosto che una società chiamata KS Logistika aveva chiesto a Putin di porre gli asset di Nestlé sotto amministrazione temporanea; il motivo, riportato dal quotidiano, sarebbe di natura economica: Nestlé aveva deciso di bloccare le esportazioni dalla Russia e non aumentare la produzione dei suoi stabilimenti.

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Questa pratica del governo russo è molto temuta dai gruppi esteri e negli ultimi anni sono in molti ad aver ceduto le proprie proprietà nel Paese o ad aver affidato la direzione a manager locali per cercare di evitare le sanzioni. Altre, come Danone e Carlsberg, sono passate sotto il controllo russo già dal 2023. Dopo il sequestro e la gestione temporanea da parte russa, Danone ha ceduto nel 2024 le proprie attività russe a una società russa, a un prezzo fortemente ridotto. Nel dicembre 2024, invece, Carlsberg ha venduto le proprie quote di Baltika Breweries.

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