A ottobre di quest’anno davamo conto, non senza una certa dose di ironia, della novità legislativa dell’Unione Europea che “tutelava” i consumatori dal rischio gravissimo di poter acquistare un hamburger o una salsiccia vegetali a causa di etichettature non chiare, non facendo certamente onore al comprendonio dei cittadini europei, ritenuti non in grado di distinguere il manzo dai ceci.
L’iniziativa venne definita da molti pretestuosa e figlia dell’influenza dell’industria della carne, e una regolamentazione strutturata è ancora in fase di definizione: dagli Stati Uniti però arriva una sentenza di segno diametralmente opposto. In Texas, dove gli allevatori sono una lobby decisamente potente, un giudice federale ha appena bocciato una legge che avrebbe obbligato i produttori di carne vegetale e coltivata a inserire nelle etichette avvertenze specifiche per dichiarare che i loro prodotti non sono carne vera.
I consumatori capiscono la differenza

La motivazione principale è che questa norma violava il Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti: in pratica, la legge, che era entrata in vigore nel 2023, richiedeva che termini come “meatless” (senza carne) o “analogue” (analogo) fossero scritti con un carattere grande quanto o più del nome del prodotto stesso, altrimenti il prodotto sarebbe stato considerato etichettato in modo errato.
La battaglia legale è iniziata nell’agosto dello stesso, quando l’azienda Tofurky, insieme alla Plant Based Foods Association, ha fatto causa chiedendo di rivalutare la misura, e il giudice ha stabilito che l’etichettatura dell’azienda non era affatto ingannevole né legata ad attività illecite. Secondo la sentenza del tribunale, “le etichette di Tofurky indicano chiaramente che i suoi prodotti sono sostituti della carne a base vegetale e vegani e, quindi, non sono fuorvianti”. A supporto di questa tesi è stato citato un sondaggio tra i consumatori secondo cui il 96% degli acquirenti è perfettamente in grado di identificare i prodotti che non contengono carne.
Secondo Michael Swistara, avvocato dell’Animal Legal Defense Fund: “Invece di rendere più facile per gli acquirenti acquistare gli alimenti che desiderano, il Texas ha cercato di manipolare il mercato a favore dei prodotti animali applicando un insieme diverso di regole per le opzioni di carne a base vegetale, rendendo più difficile e costoso per questi alimenti raggiungere i consumatori nello stato”.
Non bisogna dimenticare che il Texas è il principale produttore di bestiame negli Stati Uniti e ha iniziato a dare un giro di vite alle alternative alla carne dopo le lamentele degli allevatori, che sostenevano che queste opzioni potessero confondere i consumatori: oltre a questa legge sulle etichette, lo stato aveva anche vietato la vendita di carne coltivata per due anni, altra mossa che ha già scatenato ulteriori battaglie legali.
Questa vittoria per il settore plant-based in uno stato decisamente “difficile” per le istanze vegane segnerà sicuramente un precedente, influenzando positivamente altre cause simili e dando il segnale che il consumatore vada trattato come un essere senziente e consapevole, con buona pace dell’Unione Europea.
