In Ucraina la guerra ha messo al centro la produzione di acqua in bottiglia

Il governo sta cercando di gestire in proprio la più grande azienda di imbottigliamento e distribuzione di acqua del Paese, ma è un'operazione complessa.

In Ucraina la guerra ha messo al centro la produzione di acqua in bottiglia

In Ucraina esiste un caso sull’acqua in bottiglia, che è derivato dalla guerra e che ha a che fare con il tessuto finanziario ucraino intimamente connesso con quello russo. Già nel 2022, per esempio, le partecipazioni societarie di IDS Ukraine, il produttore dei più importanti marchi di acqua in bottiglia in Ucraina (si stima che produca il 40% delle acque sul mercato), sono state congelate dalle autorità perché il 49% della società è detenuto anche da investitori russi, tra cui Mikhail Fridman, sottoposto a sanzioni occidentali per il suo sostegno al regime di Vladimir Putin. Molte autorità del Paese, però, non hanno mai fatto mistero di considerare la società una risorsa strategica in caso di guerra e di volerla sostanzialmente nazionalizzare.

Ora è stato fatto un passo ulteriore verso la nazionalizzazione. L’Agenzia ucraina per il recupero e la gestione dei beni (il cui acronimo, un po’ grottesco, è ARMA) ha ricevuto l’incarico di affidare la gestione dell’azienda a un management indipendente.

La responsabile dell’ARMA ha però dichiarato che si sta scontrando con gli azionisti in essere, che non vogliono rinunciare alle loro quote. Gli impedimenti sono di carattere burocratico e legale, ma l’agenzia avrebbe subito anche un attacco informatico. Attualmente c’è un’indagine del National Anti-Corruption Bureau of Ukraine sulle accuse di condotta illegale avanzate contro membri dell’ARMA.

In particolare, tra gli azionisti più agguerriti che non vogliono mollare l’osso, c’è la famiglia di Badri Patarkatsishvili, un uomo d’affari che aveva costruito la propria fortuna durante la dissoluzione dell’Unione Sovietica. I suoi eredi, che vivono in Inghilterra, hanno ereditato, tra le altre cose, anche la partecipazione al New World Value Fund Limited, il veicolo attraverso il quale la famiglia Patarkatsishvili detiene il proprio investimento in IDS Ukraine, e stanno avanzando le accuse più importanti. La loro posizione si riassume dicendo che non è lecito togliere azioni a persone che non sono sottoposte a sanzioni, che la loro famiglia ha sostenuto l’Ucraina fin dall’invasione russa su larga scala del 2022 e che, se l’ARMA procederà alla confisca, si rivolgeranno ai tribunali internazionali.

Perché l’acqua in bottiglia è un bene strategico in guerra?

acqua in bottiglia

Non è necessariamente l’acqua in bottiglia, ma ovviamente l’accesso alle fonti idriche il problema principale, sia per garantire l’approvvigionamento, sia per rendere le strutture meno vulnerabili. Nel caso di IDS c’è ovviamente anche il peso economico-industriale dell’azienda e la sua capacità logistica capillare. Nel contesto della guerra lunga e lenta, un grande produttore che dispone di fonti, impianti di imbottigliamento, linee produttive e una rete logistica nazionale può diventare importante per garantire una fornitura alternativa di acqua potabile quando gli acquedotti o altre infrastrutture vengono danneggiati.

Un dato interessante riguarda il fatto che il Ministero della Difesa ucraino ha organizzato una gara da oltre 727 milioni di grivne (circa 15,5 milioni di euro) per la fornitura di acqua imbottigliata alle forze armate nel primo semestre del 2025. Il ministero ha esplicitamente definito l’acqua una delle necessità primarie dei militari e ha organizzato la distribuzione per regioni per garantire continuità nelle forniture.

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Inoltre, l’ARMA pensa che gli azionisti possano volontariamente svalutare la compagnia prima che questa passi ad altri proprietari, il che sarebbe una perdita importante per l’economia del Paese.

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