Come al solito, mentre noi ci affanniamo nel dibattito teorico, le rivoluzioni accadono là dove ce n’è la necessità. È il caso degli insediamenti per rifugiati in Uganda, dove singole iniziative e progetti comunitari di aiuto alla popolazione hanno fatto partire allevamenti di insetti, in particolare le mosche soldato nere, (Hermetia illucens), le cui larve si nutrono di materiale organico in decomposizione e crescono rapidamente.
Le mosche si nutrono di scarti organici (incredibile, ma è difficile trovarli nell’insediamento e a volte occorre andare a procurarseli al mercato vicino); le deiezioni delle larve sono un ottimo concime per l’orticoltura, chiamato frass, e le larve di mosca sono un cibo per le galline. In questo modo, famiglie che prima non avevano di che mangiare oggi, allevando mosche in taniche di plastica riadattate, possono servire a tavola vegetali, uova e carne di pollo. A volte anche pesce, perché le stesse larve vengono usate per nutrire piccoli allevamenti di tilapia.
Secondo le stime riportate dal Guardian, l’allevamento di insetti è un settore in rapida crescita: si stima che entro il 2030 il mercato degli insetti destinati all’alimentazione umana e animale possa raggiungere un valore di 8 miliardi di dollari.
Il rapporto stretto tra allevamento di insetti e insediamenti per rifugiati
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L’Uganda ospita una delle più grandi popolazioni di rifugiati al mondo. Il solo insediamento di Kyaka II, nella parte occidentale del Paese, accoglie quasi 140.000 persone, per la maggior parte fuggite a causa di anni di conflitti e instabilità nella vicina Repubblica Democratica del Congo.
Il 78% degli abitanti di questi insediamenti è costituito da donne e bambini e alle famiglie, quando arrivano, viene assegnato un appezzamento di 30 x 30 metri (quando va bene, se no più piccolo), in cui devono costruire la loro abitazione e coltivare il terreno per sfamarsi.
Oggi circa 500 persone nell’insediamento di Kyaka II lavorano in 32 gruppi dedicati all’allevamento di insetti: questa attività richiede meno spazio e acqua rispetto all’allevamento tradizionale e permette di impilare verticalmente i vassoi in cui vengono allevati gli insetti.
Oltre alle mosche soldato si allevano anche grilli e larve della farina, che un tempo venivano consumati dai contadini ugandesi come fonte di proteine e che oggi, con l’urbanizzazione del Paese e con l’arrivo dello stile di vita occidentale, sono considerati un cibo povero, di cui vergognarsi. Tuttavia, non tutti possono permettersi questi ulteriori allevamenti: le larve della farina, ad esempio, vanno nutrite con cereali secchi e negli insediamenti per rifugiati questi sono alimenti preziosi, destinati al solo consumo umano.
Dato però che la nutrizione a base di insetti garantisce un apporto proteico e di minerali a bambini e donne in età fertile che non potrebbe venire da altre fonti, c’è chi ci sta pensando. Refugee Insect Production for Food and Feed (RefIPro) è il progetto promosso da un’ONG danese, Raise, che sta portando l’allevamento di insetti anche nelle scuole primarie in Uganda. L’Università di Copenaghen, un altro partner del progetto, riferisce che i bambini nutriti con gli insetti che loro stessi hanno allevato sono cresciuti maggiormente in altezza e hanno mostrato miglioramenti nella composizione corporea.
Ma la nutrizione con gli insetti resta solo un accessorio di un progetto più ampio che permette, grazie all’allevamento di insetti, di avere molto più cibo a disposizione. Il più grande progetto in questo senso è Bugs-Africa, un progetto di cooperazione internazionale che coinvolge più Paesi: oltre all’Uganda, anche l’Etiopia e la Costa d’Avorio. Un esempio interessante di come funziona è quello dell’impresa sociale Proteen, che utilizza la polpa residua della lavorazione del caffè per nutrire le larve, ricavandone proteine per mangimi e fertilizzante da restituire alle coltivazioni. Non è un dettaglio da poco in un Paese che è il secondo produttore di caffè in Africa, dopo l’Etiopia, e nel quale il settore coinvolge circa 1,8 milioni di famiglie e genera 1,5 miliardi di dollari di entrate dalle esportazioni.

