Chi lavora a stretto contatto con i ristoratori sa che quella delle recensioni online è considerata una rete di pettegole, che il ristorante dirimpetto lascia le recensioni negative per spostare il mercato a suo favore e che ci sono qualche migliaio di agenzie che, in un modo o nell’altro, promettono buone recensioni online. Si tratta solo di un chiacchiericcio però, chiaramente nulla di verificabile.
Il 23 marzo scorso è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale, ed è quindi legge a tutti gli effetti, la norma “lotta alle false recensioni” contenuta nella Legge 11 marzo 2026 n. 34, Capo IV , articoli 18–22. Si tratta di una legge fortemente voluta dal ministero del turismo e riguarda ristoranti e strutture ricettive in generale, che posiziona l’Italia come uno degli stati europei più avanzati in questa materia, secondi, o forse parimerito, solo con la Francia che tuttavia su questi aspetti ha già una norma che esiste da tempo.
Cosa dice la norma
L’aspetto fondamentale della legge è che le recensioni che appaiono online devono essere verificate dai portali che le pubblicano. Sta tutto qui il cambio di passo rispetto alla situazione attuale che era normata dall’Europa, con il Digital Services Act 2022/2065. In sostanza, prima di questa legge se qualcuno si accorgeva di aver ricevuto una recensione falsa doveva dimostrarne la falsità e chiederne la rimozione scrivendo prima alla piattaforma in questione e poi, in caso di mancata risposta a all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
Oggi l’Antitrust è direttamente coinvolta nel processo e può vegliare sulla applicazione delle norme di autenticazione che le piattaforme di recensioni online sceglieranno di applicare. Inoltre questa legge fornisce un vantaggio a chi vuole far rimuovere una recensione: sarà sufficiente dimostrare che la piattaforma non autentica le recensioni e queste saranno già di per sé meno attendibili e quindi più facilmente rimuovibili.
Un altro punto centrale, spesso dato per scontato ma ora esplicitato, è il divieto di recensioni comprate o scambiate: ciò che prima rientrava nel sospetto o nella prassi opaca diventa ora un comportamento vietato per legge, con conseguenze sanzionatorie.
Ma come si determina che una recensione sia vera e attendibile?

La legge dice che il documento fiscale o la conferma che in quel luogo da parte di quell’utente è stata fatta una prenotazione è lo strumento principe per determinare se quell’utente ci è andato o no. Poi ci sono dei criteri temporali: non si possono recensire luoghi in cui si è stati più di due mesi prima, e infine, le recensioni datate più di due anni non sono considerate più attendibili e possono essere rimosse solo perché “vecchie”.
Evidentemente, anche se l’intenzione è ottima, ci sono dei problemi. Il primo è capire quanto si adegueranno le piattaforme; evidentemente non potranno stravolgere i loro sistemi globali per adeguarsi solo alla richiesta italiana, ed è quindi lecito pensare che l’adeguamento sarà graduale e probabilmente lungo.
L’altro aspetto che qualcuno propone di considerare è la limitazione della libertà di parola: se affatichi l’utenza chiedendogli di presentare le prove che è stato in un posto, quella stessa utenza produrrà meno recensioni. Dall’altro canto, la maggiore facilità con cui sarà possibile cancellare le recensioni potrebbe portare ad abusi da parte dei proprietari delle strutture.
Il chicchiericcio online è uno degli aspetti più seri del nostro tempo, depaupera la società e la convivenza civile e influenza l’opinione pubblica, ma è anche un grande spazio di comunità collettiva e condivisione. Porsi il problema che debbano esistere delle norme è naturale, come farlo efficacemente è ancora un mistero.