di Marco Locatelli 24 Ottobre 2019
Rider-Justeat

I rider di Foodpony srl che pedalano su e giù per le città italiane a consegnare i piatti della piattaforme Just Eat in sciopero dal ieri, 23 ottobre, da quando il loro contratto di lavoro è stato messo in discussione.

A Bologna centinaia di ciclofattorini sono scesi in piazza giungendo poi fino alla Prefettura della città, che promette di portare Just Eat al tavolo con i lavoratori entro una settimana.

“Ora – spiegano i rider – pretendiamo che Just Eat si sieda di fronte a noi, ascolti la nostra voce e ci dia i diritti che ci spettano. Nei prossimi giorni proseguiremo la lotta finchè Just Eat non darà pubblicamente la conferma della sua partecipazione. Fino ad allora non ci fermeremo”.

Dal canto suo, Just East ha sottolineato che “i collaboratori di Deliveriamo srl (Food Pony) che dovessero vedere non rinnovata la loro collaborazione, che possono anch’essi applicarsi per consegnare con Just Eat, se in linea con la documentazione prevista dalla legge. Al momento (ieri, ndr) quasi 30 rider, che collaboravano con il partner, si sono registrati al nostro network e sono pronti a consegnare in modo diretto con noi. Altri invece non hanno potuto ricevere una risposta positiva in quanto non in possesso dei permessi di soggiorno adeguati a un lavoratore autonomo In Italia, come previsto dalla normativa vigente”.

“I rider che consegnano con Just Eat – continua Just Eat – sono lavoratori autonomi. Siamo convinti, come abbiamo già sostenuto anche con Assodelivery, che questo modello sia migliorativo per tutti gli attori coinvolti, rider compresi, e che possa ulteriormente migliorare anche tramite una concertata revisione di alcuni aspetti normativi che permettano alle aziende di introdurre possibili ulteriori tutele”.

“No al tavolo, no al reintegro dei lavoratori stranieri e no al contratto – sintetizzano i rider di Just Eat in merito alle dichiarazioni della multinazionale – Sul cottimo, vi è una profonda contraddizione: se Just Eat tiene così tanto agli interessi dei propri fattorini, come mai non somministrano un contratto Co.Co.Co. con pagamento a consegna? […] La piattaforma vuole eludere la legge e arricchirsi sempre di più, eliminando ogni forma di garanzia e tutela per chi lavora. Lo ripetiamo, ormai è un eufemismo: vergogna!”