In Germania c’è stato un raccolto record di patate, non se ne raccoglievano così tante da 25 anni. La produzione si è assestata intorno a 13,4 milioni di tonnellate, circa il 17 % in più rispetto agli ultimi anni. Ovviamente l’aumento della produzione ha riguardato anche i Paesi vicini come Belgio, Paesi Bassi e Francia; si stima che si arriverà a circa 25 milioni di tonnellate di patate prodotte in tutti i Paesi della fascia.
Oltre a condizioni climatiche favorevoli, pare però ci sia anche del dolo. DCA Market Intelligence è agenzia di informazione sui prezzi e sulle dinamiche dei mercati, specializzata in particolare nel settore delle patate, una fonte autorevole dunque, che ritiene che la crescita eccezionalmente elevata di questi anni sia dovuta al fatto che gli agricoltori hanno coltivato più ettari di quelli che avevano dichiarato a inizio anno, per via della forte domanda che c’era stata nel 2024.

In questi casi esistono delle reti di salvataggio incentivate dalla PAC, la Politica Agricola Comunitaria: dalla fine delle quote di produzione (latte nel 2015, zucchero nel 2017), l’UE è passata da un modello di sostegno al reddito, mercato e sostenibilità. Gli agricoltori oggi decidono liberamente cosa e quanto produrre, mentre la PAC interviene ex post con strumenti di gestione delle crisi (ritiri dal mercato, stoccaggi, aiuti temporanei) per evitare crolli dei prezzi.
La Germania sta applicando queste buone pratiche ma solo in una minima parte, che probabilmente non sarà significativa. L’iniziativa tedesca è stata finanziata dal quotidiano Berliner Morgenpost e dal motore di ricerca eco-friendly Ecosia e prevede la distribuzione gratuita di migliaia di tonnellate di patate in città come Berlino. I destinatari sono oltre 170 sedi nella città e includono banchi alimentari, rifugi, scuole, organizzazioni non profit e persino zoo locali. L’azienda agricola che ha fornito le tonnellate di patate in surplus è Osterland Agrar GmbH, una società agricola vicino a Frohburg (Sassonia) che si è trovata con circa 4.000 tonnellate di prodotto invenduto. ovviamente alcuni produttori si sono detti contrari all’iniziativa, che minerebbe ancora di più la tenuta dei prezzi sul mercato.
Tuttavia, considerando che quest’anno, stando ai dati, c’è stato un surplus produttivo di circa 2 milioni di tonnellate, si tratta di circa lo 0,2% del surplus che viene redistribuito, e il resto? Il resto rimane nei depositi, o viene smerciato nei mercati a basso valore come la creazione di mangimi animali, compost e biogas. Lo stesso avverrà anche in Francia, Olanda, Belgio Polonia e tutti gli altri paesi toccati dall’iperproduzione.
Cosa succederà al prezzo delle patatine fritte?

Ci sono più patate di quante il mercato possa assorbire dunque per il principio base dell’economia: i prezzi delle patate crollano. Esiste inoltre una forte concorrenza per il settore da parte di altri Paesi, come India, Cina ed Egitto, che stanno conquistando quote di mercato in Asia e Medio Oriente grazie a costi più bassi e a una qualità del prodotto in miglioramento. Una combinazione di alti costi di produzione (per via del costo dell’energia), concorrenza crescente da Paesi a basso costo e surplus di patate sta comprimendo i margini degli agricoltori. Infatti, rispetto al 2024, il prezzo delle patate all’ingrosso è dimezzato.
Sul prezzo dei trasformati invece il discorso è diverso. Sul prezzo delle patatine fritte il costo delle patate incide per il 40%, il resto è manodopera ed energia. Eppure DCA ritiene che le patatine fritte resteranno ampiamente disponibili, e che riduzioni di prezzo nei supermercati o nei fast-food dell’Europa nord-occidentale siano improbabili.