La birra analcolica conquista i pub inglesi

Uno studio dell'Università di York ha dimostrato come ai pub possa giovare l'introduzione di birra senza alcool, senza impattare negativamente sulle vendite dei prodotti tradizionali.

La birra analcolica conquista i pub inglesi

Nel momento di crisi strutturale che sta affossando una delle istituzioni britanniche più celebri e più integrate nel tessuto sociale come quella del pub inglese, una speranza sembra venire da dove meno ce lo si aspettava: la birra analcolica. Un nuovo studio condotto dalla School for Business and Society dell’Università di York e pubblicato sulla rivista Drug and Alcohol Review ha infatti analizzato l’impatto dell’introduzione della birra senza alcool nei pub, e i ricercatori hanno scoperto che proporre la birra analcolica, specialmente alla spina, non comporta alcuna perdita di ricavi sulle bevande e non danneggia le vendite della birra alcolica tradizionale.

Lo studio sulla birra analcolica al pub

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La ricerca ha valutato tre diverse strategie comportamentali, definite “nudges” o spinte gentili, per verificare come influenzassero le abitudini dei clienti e gli incassi dei locali. La prima strategia è stata la spinta di disponibilità, che consisteva nell’aggiungere birre analcoliche in lattina nei frigoriferi a vista; la seconda è stata la spinta informativa, basata sull’affissione di poster promozionali dietro il banco del bar e nei bagni, mentre la terza e ultima strategia è stata la spinta funzionale, con cui i pub hanno iniziato a offrire la birra analcolica direttamente alla spina, sostituendo una delle opzioni alcoliche abituali.

Dai risultati è emerso che i poster promozionali hanno avuto un impatto piuttosto limitato, mentre le modifiche fisiche alla disponibilità dei prodotti hanno fatto salire le vendite. In particolare, l’opzione alla spina si è rivelata molto apprezzata, con i clienti che hanno preferito frequentemente una pinta appena spillata rispetto alle alternative in lattina. Dal punto di vista economico, l’introduzione delle opzioni analcoliche non ha ridotto i ricavi complessivi e non ha sottratto clienti alla birra tradizionale, mentre in alcuni casi ha portato a un lieve calo nelle vendite di vino e superalcolici. Inoltre, anche i fattori ambientali come il clima più caldo hanno contribuito a spingere la domanda di birra analcolica.

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La dottoressa Nadine Waehning, tra gli autori dello studio, ha sottolineato l’importanza per i pub di creare ambienti inclusivi per rispondere all’evoluzione dei consumi: “I nostri risultati dimostrano che semplici spinte gentili – come servire la birra analcolica alla spina – offrono ai clienti alternative attraenti e autentiche senza ridurre i ricavi totali del locale”. Anche la professoressa Victoria Wells ha commentato i dati della ricerca, spiegando che “modificare l’ambiente in cui si beve fornisce una via scalabile e commercialmente fattibile per supportare un consumo a minor rischio all’interno dei contesti sociali quotidiani”. La ricercatrice ha poi aggiunto: “È anche molto chiaro che sempre più persone stanno moderando il consumo, come mostra il nostro capitolo sui pub di York nel nuovo studio Poverty and Progress”.

Non sarà certo la soluzione alla crisi profonda che sta attanagliando i pub, ma la ricerca offre sicuramente spunti preziosi per i gestori, i legislatori e le autorità interessati a promuovere la moderazione mantenendo al contempo florido il settore dell’ospitalità. Come ha sintetizzato Victoria Wells: “Questa è una tendenza chiave con cui i pub possono confrontarsi con sicurezza”.

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