La Camera valuterà una legge sul milk sounding: ma non c’era già?

Mirco Carloni, deputato per la Lega, ha presentato una proposta di legge sul cosiddetto milk sounding: peccato che esista già una norma europea a disciplinarlo.

La Camera valuterà una legge sul milk sounding: ma non c’era già?

Se dovessimo dare una definizione da vocabolario del cosiddetto milk sounding potremmo dire “l’uso improprio delle denominazioni lattiero casearie”. I nostri lettori più attenti, ne siamo certi, avranno però indovinato una certa somiglianza a un altro “problema”, se così vogliamo definirlo – il “meat sounding”, e cioè quella pratica che usa accostare nomi tipicamente appartenenti all’universo semantico della carne per riferirsi alle varianti vegetali. Qualche esempio banale? Bresaola di seitan, bistecca di tofu o, più generalmente, prosciutto veg.

Entrambi i fenomeni, è bene notarlo, si ispirano al ben più conosciuto italian sounding. Il meat sounding, sbandierato dalla Lega come un potenziale “inganno per i consumatori”, è stato declinato in una proposta di legge poi andata incontro alla resistenza della stessa industria agroalimentare italiana. Ebbene, pare che il milk sounding sia avviato verso un destino simile: Mirco Carloni, deputato per la Lega, ha di recente presentato una proposta di legge alla Camera dei deputati con l’intenzione di istituzionalizzare un divieto. Qualcosa, però, non ci torna.

Milk sounding, tra i plausi di Assolatte e dell’industria di lavorazione

latte

Partiamo dal presupposto che la proposta di legge presentata da Carloni prevede, nell’Articolo 1, che “chiunque prepara, produce, confeziona, detiene, vende (…) o pubblicizza prodotti alimentari utilizzando denominazioni che usurpano, imitano o evocano la denominazione di latte (…) è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria (…) e al sequestro della merce”.

Latte acido corretto con soda caustica e acqua ossigenata: il caso TreValli Latte acido corretto con soda caustica e acqua ossigenata: il caso TreValli

L’idea è stata accolta con acceso favore da parte di Assolatte e della stessa industria di lavorazione del latte. Vale tuttavia la pena notare che, da ormai più di dieci anni, non è già più possibile utilizzare la parola “latte” associandola alle bevande vegetali.

Il regolamento Ue n. 1308 del 2013 tutela di fatto la denominazione “latte” e le conseguenti denominazioni dei prodotti lattiero caseari come, tanto per intenderci, “formaggio”, “burro”, “yogurt” e chi più ne ha più ne metta; andando per l’appunto a vietarne l’utilizzo per eventuali prodotti ottenuti da ingredienti di origine vegetale. Dal nero su bianco della legge ci pare evidente, capirete bene, che il cosiddetto “milk sounding” esista già: cosa c’è da valutare, da proporre, da discutere, dunque?

Secondo la lettura di Paolo Zanetti, presidente di Assolatte, tali norme sono troppo facilmente aggirabili o, in altre parole, insufficienti a contrastare il milk sounding: “Stiamo assistendo a un indebito utilizzo sia nei prodotti destinati al consumatore finale che in quelli destinati al B2b, come pizzerie e ristoranti”, ha spiegato. Da qui ci viene da pensare che la proposta avanzata da Carloni sia da interpretare più come una stretta, un aumento di severità, e non una novità assoluta: sulla scia del sopracitato meat sounding, l’idea può essere quella di introdurre un regime sanzionatorio per potenziare l’azione della norma comunitaria. Una domanda, in ogni caso, ci sorge spontanea: fatta la carne e il latte, a cosa passeranno gli amici della Lega? E che succederà quando scopriranno degli spaghetti allo scoglio?