La Cinta senese sta rischiando l’estinzione per la peste suina. E non è un’esagerazione

Il presidente del consorzio è allarmato: già il 10% dei capi è stato abbattuto, si rischia di perdere il patrimonio genetico della DOP.

La Cinta senese sta rischiando l’estinzione per la peste suina. E non è un’esagerazione

La peste suina africana è arrivata anche in Toscana e ha colpito i primi allevamenti di Cinta Senese: finora è stato abbattuto circa il 10% dei capi allevati nella regione e il Consorzio di tutela della Cinta Senese DOP teme che la razza possa sparire. L’allarme può sembrare eccessivo, ma i numeri raccontano una filiera di dimensioni molto contenute e quindi particolarmente vulnerabile: 79 allevatori, sei macelli e 18 imprese di trasformazione, per un valore economico stimato di circa 5,5 milioni di euro.

La paura che la malattia colpisca gli allevamenti è nota da tempo, tanto che, come riporta l’Ansa, il presidente del Consorzio, Nicolò Savigni, ha affermato: «Dal 2024 chiediamo alle istituzioni di costituire un nucleo di riproduttori in un luogo isolato e protetto», proprio al fine di evitare l’estinzione: una sorta di Jurassic Park della Cinta Senese.

In effetti, qui si tratta di proteggere una delle razze suine autoctone italiane più pregiate, con carni compatte, marezzate e dal sapore intenso, che ha ottenuto la Denominazione di Origine Protetta (DOP) nel marzo 2012.

Cos’è e come funziona la peste suina africana

cinta senese nei boschi

La peste suina africana (PSA) è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce esclusivamente suini domestici e cinghiali. Non è trasmissibile all’uomo e non comporta rischi per la salute di chi mangia la carne degli animali colpiti, ma può avere effetti devastanti sugli allevamenti. Scoperta in Africa negli anni Venti del secolo scorso, è arrivata in Italia nel 2022, quando i primi casi sono stati individuati nella popolazione di cinghiali tra Piemonte e Liguria. In Toscana è arrivata solo ora.

Peste suina in Toscana, il Consorzio della Cinta senese chiede una riduzione dei cinghiali Peste suina in Toscana, il Consorzio della Cinta senese chiede una riduzione dei cinghiali

Nella Regione si contano complessivamente circa 3.000 capi di Cinta Senese: gli abbattimenti hanno quindi riguardato circa 300 animali. Il problema della tutela dei suini è legato anche al particolare disciplinare di allevamento della DOP, che prevede che i maiali siano allevati allo stato brado o semibrado per conferire alle carni le caratteristiche che le contraddistinguono. Proprio questa modalità di allevamento rende però più difficile evitare il contatto con i cinghiali selvatici, principale serbatoio del virus.

Dal 2022, annus horribilis in cui il virus è arrivato nella Penisola, un’altra delle richieste del Consorzio è quella di diminuire la popolazione dei cinghiali, in modo da limitare i danni; e nello stesso anno, la Regione Toscana aveva concesso una deroga momentanea agli allevamenti, per cui potevano essere installate delle recinzioni per evitare il contatto con animali selvatici, ma si trattava di una misura emergenziale, non rinnovabile. Le misure di contenimento del virus, infatti – che non ha ancora un vaccino – si basano soprattutto sull’isolamento degli allevamenti dai cinghiali selvatici (con tutti i limiti del caso), sulla disinfezione di indumenti e attrezzature del personale e sull’abbattimento dei capi infetti o esposti al virus.

L’altra cosa che rende più complicata la faccenda è che quella che attualmente colpisce questi maialini toscani non è una variante o un caso di recrudescenza del virus determinato dalla stagione o da particolari contingenze, ma un puro caso di contatto con il virus, che è avvenuto ora come poteva non avvenire.

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