La crisi dei prezzi delle uova non è stata una “semplice” questione di rincari: i costi record di questo cibo fondamentale per le abitudini alimentari degli statunitensi ne hanno fatto un simbolo della crisi, che anche Donald Trump ha cavalcato in campagna elettorale, promettendo una soluzione dal primo giorno. Spoiler: non è stato così. La motivazione ufficiale era l’influenza aviaria, ma secondo una recente indagine del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti la realtà è molto diversa.
Tutto sarebbe partito da un breve messaggio che l’allora amministratore delegato di Cal-Maine Foods inviò un breve messaggio di testo al capo di un produttore rivale con un ordine perentorio: “Fallo partire”. Secondo i procuratori, era il segnale per inondare il mercato all’ingrosso con offerte d’acquisto fittizie, progettate per segnalare una domanda fortissima e spingere il servizio di quotazione Urner Barry ad alzare i prezzi. Tutto questo succedeva nel 2024, proprio mentre il costo delle uova raggiungeva vette mai viste prima.
La collusione tra i produttori

In pubblico, Sherman Miller, l’attuale amministratore delegato di Cal-Maine, manteneva una facciata di preoccupazione dichiarando settimane dopo: “Senza dubbio, abbiamo recentemente affrontato sfide significative all’interno della nostra azienda e dell’intera industria delle uova a causa dei focolai in corso”. Mentre l’azienda riportava profitti lordi trimestrali di 356 milioni di dollari, ovvero quattro volte il livello dell’anno precedente, Miller continuava a dare la colpa alla malattia e alla scarsità.
Eppure, le prove raccolte mostrano che il mercato era spesso pronto a scendere, finché non intervenivano i dirigenti. Thomas Gremillion, direttore della politica alimentare presso la Consumer Federation of America, ha commentato duramente la vicenda affermando che “sono stati colti con le mani nel sacco a colludere… i messaggi di testo tra gli amministratori delegati sono piuttosto scandalosi” e aggiungendo che “i consumatori pagano prezzi più alti come risultato della corruzione”.
Il gioco d’azzardo sulla pelle dei consumatori era iniziato già nel primo anno dell’epidemia. Nel settembre 2022, Cal-Maine spiegava agli investitori che i prezzi erano raddoppiati a causa della contrazione dell’offerta e della domanda dei clienti,e solo due settimane dopo, un dirigente della stessa azienda scriveva a un rivale di Hickman’s Egg Ranch: “Stiamo facendo offerte al rialzo. Manteniamoci così”. Poco dopo, un altro messaggio confermava il successo della manovra con un semplice: “Nessun cambiamento”. Nonostante non ci fossero stati test positivi all’aviaria nelle strutture di Cal-Maine, Miller insisteva pubblicamente nel dicembre 2022 che i prezzi record erano dovuti “principalmente alla riduzione dell’offerta”. Contemporaneamente, il capo di Hickman’s sollecitava i colleghi a inviare “offerte forti, presto e spesso”.
Le tattiche diventavano sempre più audaci. In un episodio citato dai procuratori, un alto dirigente di Versova ordinò a un collega di “accendere” le offerte d’acquisto nel nord-ovest degli Stati Uniti, per poi dirgli di cancellarle non appena i venditori iniziavano ad accettarle, segno che l’azienda non aveva realmente bisogno di quelle uova ma voleva solo manipolare le quotazioni. Quando i prezzi accennavano a scendere, come nell’agosto 2023, i produttori eseguivano scambi privati a prezzi maggiorati per forzare Urner Barry ad alzare nuovamente i listini. Entro la fine del 2024, con l’aviaria di nuovo sotto i riflettori, Cal-Maine parlava di “domanda favorevole” e “prezzi di mercato significativamente più alti”, descrivendo un’offerta nazionale “limitata”. Miller ribadiva che l’industria affrontava “sfide significative” e che Cal-Maine restava concentrata nel “sostenere l’approvvigionamento alimentare della nazione”.
Tuttavia, l’osservatore del settore Simon Shane ha fatto notare che, sebbene il numero di galline ovaiole fosse diminuito, “la perdita non può in alcun modo giustificare l’aumento del prezzo”. La difesa dell’industria si è fatta ancora più dura nel marzo 2025, quando Emily Metz, presidente dell’American Egg Board, ha dichiarato: “Questo non ha nulla a che fare con nient’altro che l’influenza aviaria. E penso che suggerire qualsiasi altra cosa sia una lettura errata dei fatti e della realtà”. Ma non appena le aziende hanno saputo dell’indagine del Dipartimento di Giustizia e hanno ricevuto l’ordine di conservare i documenti, le quotazioni di mercato sono crollate improvvisamente.
Per chiudere la vicenda legale, Cal-Maine, Versova e Hickman’s hanno accettato di donare 53 milioni di uova ai banchi alimentari e di pagare 3,3 milioni di dollari, impegnandosi a non comunicare più con i concorrenti sulle strategie di prezzo. Urner Barry, dal canto suo, ha dichiarato di non essere accusata di illeciti e di restare impegnata a “fornire una rendicontazione indipendente e rigorosa”. Nonostante l’accordo, Cal-Maine ha negato ogni colpa, sostenendo che la sua condotta fosse lecita e che i prezzi fossero il risultato di aviaria, pandemia, maltempo e inflazione. Anche Versova ha negato le accuse, mentre Hickman’s, ora sotto una nuova proprietà, ha precisato che i fatti contestati risalgono a prima della sua acquisizione.

