La cucina della Camera dei Deputati ha bisogno di più di 100 dipendenti?

Alla Camera dei Deputati hanno scoperto l'importanza della mondatura delle verdure in cucina, e hanno assunto personale che se ne occupi.

La cucina della Camera dei Deputati ha bisogno di più di 100 dipendenti?

La Camera dei Deputati si sta dando un tono decisamente gourmet, almeno per quanto riguarda i servizi interni, e il merito è della Cd Servizi, la realtà societaria nata lo scorso anno per gestire tutto ciò che serve ai parlamentari, e che sta crescendo a vista d’occhio.

Niente appalti affidati a ditte esterne: ora si punta su una gestione interna che, secondo i piani per il 2026, è destinata ad allargarsi ulteriormente, ed ha già iniziato l’anno col botto, con la conclusione delle selezioni per quasi cento nuovi volti che si occuperanno del supporto quotidiano tra i corridoi del palazzo.

I cento nuovi assunti

camera deputati Non sono i classici commessi in livrea, ma figure operative che fanno un po’ di tutto: accompagnano gli ospiti tra i vari piani, tengono d’occhio che gli ambienti siano decorosi, gestiscono l’accensione dei microfoni durante i lavori e, se serve, si occupano di sistemare arredi e sedute. Mansioni per cui  lo stipendio di partenza si aggira sui 1.300 euro mensili, cifra che può crescere in base al curriculum del lavoratore.

Ma la vera sfida sembra stia avvenendo nelle cucine. La società, nata su spinta dell’attuale maggioranza di governo, sta investendo molto sulla qualità di ciò che finisce nel piatto dei deputati e, forse ispirata da Auguste Escoffier -”cuoco dei re, re dei cuochi”, inventore del concetto della moderna brigata di cucina- sta rimpolpando proprio il personale dietro ai fornelli.

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L’obiettivo per il prossimo futuro è servire pietanze preparate con prodotti freschi, stagionali e provenienti da filiere locali o comunità montane. Un obiettivo certamente lodevole, ma non privo di sfide logistiche: tutti questi pregiati prodotti della terra in transito dalle cucine della Camera necessiteranno pure di di chi dovrà mondarle e prepararle per le cotture.

Insomma, per tornare ad Escoffier serviranno degli chef entremetier o degli chef garde-manger, e la Cd servizi sembra scoprire nel 2026 le più basilari regole dell’organizzazione in cucina: il personale della ristorazione potrà dedicarsi esclusivamente alla preparazione dei piatti, evitando di perdere tempo a lavare ortaggi. Questo nuovo contingente di lavoratori peserà sulle casse pubbliche tra i 450 e i 700 mila euro, a seconda della tipologia di contratto applicata.

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Non mancano poi le novità per ridurre gli avanzi a fine giornata. Se dovesse avanzare del cibo al ristorante o al self-service, i parlamentari potranno portarsi la cena a casa approfittando di sconti particolari durante le ore serali: un modo per gestire le eccedenze in modo intelligente, e per permettere ai deputati di risparmiare qualcosa anche sulla cena, nel caso ce ne fosse bisogno. Un servizio i cui costi si aggirano intorno ai 4,1 milioni, in crescita rispetto ai 3,6 milioni della precedente gestione.

Pensavamo che il turbolento avvento del gelato artigianale nella buvette potesse essere foriero di un intervento legislativo al riguardo, invece è stato solo un primo passo che sta portando la società che si occupa dei servizi della camera ad una gestione curiosamente alberghiera: siamo curiosi di vedere quali altre novità culinarie arriveranno.