La salvezza, pare, passa anche da cosa ti metti nel piatto. O almeno questo è il credo di parecchi cristiani estremisti americani, famosi per applicare i dettami religiosi a qualsiasi campo della vita. Dai vestiti alla musica ai libri, fino al candidato alla presidenza degli Stati Uniti naturalmente. In mezzo a tante convinzioni più o meno opinabili, spunta un nuovo trend alimentare che ha molto a che fare con il concetto di purezza. Cosa, del resto, ha più importanza di ciò che ingeriamo per mantenere il corpo sano e la mente priva di tentazione e “peccato”?
Così l’ultima trovata di influencer, personalità e presunti guru del benessere a tema giudaico-cristiano è la cosiddetta dieta biblica. Vale a dire, mangiare solo o quasi soltanto ciò che compare nei testi sacri. L’intento, oltre a quello di attenersi rigidamente e letteralmente a certe interpretazioni delle scritture, sarebbe quello di accogliere Cristo nella propria vita in maniera effettiva ed efficace. Tutto benissimo, almeno in teoria. Perché ovviamente dietro ai consigli nutrizionali c’è sempre qualcuno pronto ad approfittarsene.
Conservatori a tavola

L’ascesa delle destre a cui assistiamo da almeno un decennio nel mondo ha portato con sé ingenti cambiamenti. Prima di tutto politici e ideologici, certo, ma anche culturali, e il cibo ovviamente è uno di questi. Basti pensare al nostro governo e al suo ministero dell’agricoltura, ribattezzato “della sovranità alimentare” proprio a rimarcare (peraltro travisandone completamente il significato) l’importanza e presunta superiorità della cucina italiana.
E, sempre stando in casa, consideriamo tutte le battaglie in difesa dei prodotti tipici, dal vino alla carbonara. La propaganda di un “pericolo esistenziale” per certi alimenti e ricette, spesso in diretto contrasto con quei cattivoni dell’OMS, funziona, specie con il cittadino medio. Così appena si toccano temi come carne di cavallo o vini dealcolati ci ritroviamo (noi di Dissapore compresi) migliaia di commenti indignati sui social. In difesa, a suon di maiuscolo sulla tastiera, di una percezione alterata di quella che è la realtà dell’alimentazione e sua disponibilità nel quotidiano.
Detto questo, non ci siamo solo noi. L’altra grande potenza che usa il cibo come propaganda sono gli Stati Uniti, il cui movimento MAGA e MAHA (Make America Healthy Again) sta ridisegnando le linee guida basilari dell’alimentazione. Da RFK Jr. aka il segretario al dipartimento della salute in giù, l’America di oggi attraversa immensi cambiamenti rispetto, di nuovo, alla percezione di cosa è sano e di cosa significa mangiare bene. E in questa America così polarizzata, mangiare è una scelta dichiaratamente politica nel senso più becero del termine.
I credo alimentari che oggi caratterizzano la destra americana sono molteplici. Da una parte c’è il ritorno alla “purezza” tramite cibi considerati integrali e non processati. In bene, ad esempio limitando il junk food e i coloranti alimentari; ma anche in male, calandosi ettolitri di latte crudo non pastorizzato. C’è la corrente del testosterone, in cui la visione è quella dell’uomo iper maschile con dieta ad altissimo consumo di proteine. E ci sono gli estremismi assurdi come la dieta carnivora caratterizzata da pasti a base di carne e uova crude, e un bel panetto di burro divorato a morsi come snack. Il tutto ovviamente senza vaccinarsi.
La dieta biblica e i suoi discepoli

In tutto questo marasma di regimi alimentari conservatori spunta la dieta biblica. Ne parla il New York Times, analizzando i profili di alcuni influencer cristiani che ne promuovono il consumo. Si tratta, in sostanza, di mangiare come Dio comanda. Letteralmente: i promotori si basano sui testi sacri e sugli alimenti che vi compaiono. Pensate al pane e i pesci, per intenderci.
Va detto però che l’America è parecchio diversa dalla cara vecchia religione cattolica a cui siamo abituati. I cristiani estremisti americani sono prevalentemente protestanti, con decine di ramificazioni (evangelica, pentecostale, luterana, battista, ecc) e letture di riferimento diverse e aggiuntive rispetto al Vangelo che conosciamo. Alcune di queste anche molto recenti e adattate allo stile di vita d’oltreoceano. Dunque, se pensate che la dieta biblica equivalga a qualcosa di vagamente palestinese o comunque legato ai luoghi dove il cristianesimo nasce, beh vi sbagliate.
Si tratta più che altro di mangiare “healthy” con cibi integrali e onnivori. Il piatto tipo di Gesù è una combinazione perfetta di carboidrati e proteine, sostengono i promotori. Questo cibo deve essere libero dalla tentazione, vale a dire da ingredienti ultra processati (in gergo tecnico cristiano, libero da Satana). La dieta biblica ovviamente rispetta la prescrizione dei digiuni, e vede il corpo ideale del credente magro e in forma. Se ti viene voglia di smangiucchiare fermati e prega, vedrai come ti passa.
Detta così non sembra neanche tanto estrema. Il problema è chi inevitabilmente ci lucra sopra, facendo leva sulla fede e sul senso di colpa dei credenti. Da promotori a predicatori, gli influencer cristiani sui social pescano discepoli con i video aspirazionali dei loro corpi e dei loro piatti. E per chi vuole saperne di più, ci sono libri di ricette, pacchetti e corsi a disposizione. Basta iscriversi e pagare, con cifre che vanno dai 28 ai 700 dollari al mese. A dimostrazione che non esiste un pasto gratis, neanche in paradiso.



