La FAO dice che nel 2027 avremo molti meno cereali perché i fertilizzanti costano troppo

I prezzi dei concimi azotati stanno salendo a causa della guerra del Golfo, per cui gli agricoltori sostituiranno le colture di mais e grano con la soia.

La FAO dice che nel 2027 avremo molti meno cereali perché i fertilizzanti costano troppo

Al momento, la questione contingente legata alla guerra del Golfo riguarda l’aumento dei prezzi del cibo, dovuto principalmente all’incremento del costo del carburante per i trasporti. Ma c’è una nuova minaccia, più a lungo termine, che pesa sull’economia mondiale: l’approvvigionamento dei fertilizzanti, che potrebbe spingere gli agricoltori a seminare meno o a convertire le colture cerealicole — particolarmente energivore — in colture di leguminose, meno dipendenti dai concimi chimici.

Il capo economista della FAO, Máximo Torero, ha dichiarato a Reuters: “Queste scelte influenzeranno i raccolti futuri e modelleranno la nostra offerta alimentare e i prezzi delle materie prime per il resto di quest’anno e per tutto il prossimo.”

L’Indice dei prezzi dei cereali della FAO è già aumentato dell’1,5% rispetto al mese precedente, trainato da un incremento del 4,3% dei prezzi internazionali del grano, dovuto al peggioramento delle prospettive di raccolto negli Stati Uniti e alle attese di minori semine in Australia proprio a causa dei costi più elevati dei fertilizzanti.

Ad aumentare di più saranno soprattutto frumento e mais, colture che si pensa saranno sostituite dalla soia. Negli Stati Uniti, questa tendenza è già confermata: gli agricoltori prevedono di seminare meno mais e più soia nel 2026 rispetto all’anno scorso, ha dichiarato il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), sulla base di un sondaggio. Il riso, invece, ha registrato un brusco calo del prezzo, circa il 3%, sempre secondo l’indice FAO. Il motivo è in gran parte dovuto al fatto che i paesi del Golfo, grandi acquirenti di riso Basmati di alta qualità, al momento non stanno effettuando ordini.

La questione dei fertilizzanti

urea granulare

Uno dei fertilizzanti più usati al mondo per le colture cerealicole, ma anche nei prati erbosi, è l’urea granulare, che fornisce al terreno una quantità elevata di azoto, elemento fondamentale per la crescita delle piante. L’urea si produce a partire dall’ammoniaca, che a sua volta deriva dal gas naturale; per questo, con la crisi energetica attuale, il suo prezzo sta salendo vertiginosamente.

Secondo S&P Global Platts, il rialzo dei prezzi europei del gas naturale ha fatto salire in Italia il prezzo dell’urea granulare da 530 € alla tonnellata il 26 febbraio a 700 € alla tonnellata il 12 marzo.

Una delle nazioni che importa più fertilizzanti dal Golfo è l’India; circa il 20–30% delle importazioni indiane di urea e circa 30% del fosfato diammonico (DAP) arrivava da lì prima della guerra con l’Iran, ha dichiarato Aparna Sharma, segretaria aggiunta del Ministero dei Prodotti Chimici e dei Fertilizzanti, durante un briefing con la stampa.

Secondo i dati della società privata UkrAgroConsult, in Italia le previsioni indicano circa 60.000 ettari in meno coltivati a mais, con cali simili attesi in Francia e in Spagna. Nei Balcani, in Romania e in Bulgaria — terre naturalmente vocate alla coltivazione del grano — si continua a seminare, ma si scelgono fertilizzanti meno performanti, con un rischio sulla resa finale e sulla qualità del raccolto.

A voler vedere il bicchiere mezzo pieno questa crisi sta producendo un vantaggio per l’ambiente e l’uomo: l’urea distribuita nei campi provoca un rilascio di ammoniaca e particolato sottile nell’aria, e nella terra produce nitrati che inquinano le falde acquifere. Il bello, come sempre, sarebbe che da questa crisi nascesse un sistema di coltivazione più indipendente e meno impattante per l’ambiente; c’è chi obbietterà che rimane il problema delle rese per ettaro, che solo con la chimica si ottengono. L’anno che verrà faremo una prova empirica di come si vive coltivando meno cereali.