Wow. Le olimpiadi invernali Milano Cortina 2026 sono appena iniziate e già non se ne può più. Non stiamo parlando ovviamente delle spettacolari gare sportive, ma del contorno politico e sociale, e gastronomico sennò non stavamo qui a parlarne. Ghali contro la guerra praticamente censurato alla cerimonia di apertura vi dice qualcosa? E il bambino lasciato a piedi dal bus che ha spropositatamente aumentato le tariffe?
Vabbè, allora è il momento di un bel gelato.
Da un’idea di Tanaka Tatsuya
Questa divertente grafica a metà tra il rigurgito, il riscaldamento globale e il “mi è caduta la crostatina” di Bottura, è apparsa qualche giorno fa sulla pagina Instagram ufficiale dei Giochi olimpici. Inaugura un carosello di cinque immagini che illustrano le principali discipline, e adesso sarete costretti a guardarle tutte:

Quindi un gelato rovesciato, un tiramisù con un avvallamento al centro, un soft ice cream, due penne rigate, una caffettiera fumante e il più incongruo di tutti, un arancino deformato.


Sennonché quasi subito qualcuno, come un account su X o il giornalista Cristiano Valli su Facebook, ha fatto notare una certa somiglianza con il lavoro di Tanaka Tatsuya, il cui nome forse vi dirà poco ma i cui lavori sono famosi e immediatamente riconoscibili.

In particolare c’è un’immagine pubblicata il 6 febbraio sui social dell’artista (che ha anche il tag #milanocortina2026, oltre a un simpatico gioco di parole nella caption, che è al di fuori della portata di qualsiasi AI).
Ora, è vero che il post di Tatsuya è precedente solo di qualche giorno, ma è altrettanto vero che i suoi lavori sono caratteristici, e ben noti da anni. Potevano commissionargli delle foto specifiche? Forse sì, il bilancio di un’Olimpiade non è quello di una fiera di paese. Si è preferito fare delle copie (“ispirate a” sarà chiaramente stato il prompt), e pure bruttarelle dai.
Ma noi qua volevamo aggiungere un’altra cosa. Le miniature di Tatsuya giocano con gli oggetti più vari, sempre di uso quotidiano. Nelle grafiche delle Olimpiadi il tema è unico: il cibo. Perché? Ma ovvio: siamo il paese della buona tavola, pensiamo al mangiare anche quando non ci azzecca niente, la cucina italiana è patrimonio dell’Unesco (come se fosse l’unica), e tutto finisce sempre a tarallucci e vino. Un clamoroso esempio di auto-razzismo, o di felice conferma dello stereotipo. Uè uè.
