La mozzarella di bufala sta diventando troppo cara?

Il Consorzio di tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop è molto preoccupato per la situazione internazionale, che pesa molto di più su un prodotto che va mangiato freschissimo.

La mozzarella di bufala sta diventando troppo cara?

Il Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana Dop ha lanciato un allarme per via della situazione internazionale e della guerra del Golfo. E non si tratta di un prodotto qualsiasi, ma uno dei prodotti più importanti per il PIL del sud Italia, che rischia di affornare un importante calo di vendite sia nel fronte interno che in quello estero (che rappresenta il 35% delle vendite).

A mettere pressione sul settore, spiega il presidente del Consorzio, Domenico Raimondo, sono soprattutto due fattori: da una parte il prezzo del gas, arrivato a segnare picchi vicini al +70%, dall’altra il costo delle materie plastiche per il confezionamento, cresciuto di circa il 25%.

Poi c’è il nodo export: l’aumento del cherosene pesa direttamente sui voli cargo e quindi sui costi di spedizione, con in più il rischio di una razionalizzazione delle tratte aeree. Qui ovviamente il problema è che la mozzarella di bufala ha una sua fragilità logistica: deve arrivare freschissima, idealmente entro 48 ore, anche quando viaggia verso Stati Uniti o Asia, che oggi sono i due mercati più importanti per l’espansione fuori dall’Europa. Sul mercato statunitense, però, il problema non è solo logistico. Oltre al caro voli pesano i dazi: dopo la prima tornata del 2019, da cui il Consorzio era riuscito a farsi escludere grazie a un intenso lavoro diplomatico, oggi la base tariffaria è al 15%, ma si parla di un possibile aumento fino al 30–35%.

Per capire quanto il tema sia concreto basta fare un conto semplice. Oggi nel canale Horeca americano la mozzarella di bufala Dop si posiziona come prodotto premium, con un prezzo che oscilla tra i 60 e gli 80 dollari al chilo. Se la base tariffaria passasse dal 15% attuale a un 30–35%, il prezzo all’importazione salirebbe fino a oltre 100 dollari al kg ancora prima del ricarico di distributori e ristoranti. A quel punto la mozzarella di bufala Dop rischierebbe di diventare molto meno competitiva, soprattutto nella ristorazione premium, favorendo i prodotti italian sounding realizzati direttamente negli Stati Uniti. Ed è esattamente il terreno su cui la politica commerciale di Trump sta spingendo da tempo, come si vede anche su altri formaggi italiani, dal gorgonzola al parmigiano.

In Europa le cose sono ovviamente più facili e i tempi di consegna si accorciano; il trasporto avviene su gomma refrigerato, più facilmente garantito ma comunque sempre più caro. Per dare una portata del fenomeno europeo: Francia e Germania sono i mercati più stabili, e la Francia da sola assorbe quasi una mozzarella su tre di quelle esportate (dati quotidiano Nazionale).

I numeri del Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana Dop

produzione mozzarella di bufala

Nonostante il contesto internazionale e la pressione dei dazi, il settore aveva chiuso il 2025 con una crescita produttiva del 3,35%, arrivando a circa 57 mila tonnellate di prodotto.

L’intera filiera della Mozzarella di Bufala Campana Dop — tra Campania, basso Lazio, Puglia e una piccola porzione del Molise — genera oltre 850 milioni di euro di fatturato. L’indotto è altrettanto significativo: circa 1.600 allevamenti bufalini certificati e più di 11 mila addetti diretti. Se si allarga lo sguardo a logistica del freddo, trasporti, packaging e marketing, il numero raddoppia facilmente.

Sempre secondo il Consorzio, 9 italiani su 10 hanno consumato mozzarella di bufala campana DOP nell’ultimo anno, mentre nel canale HoReCa ormai da anni la bufala Dop è sempre più percepita come ingrediente premium, il che significa che aumenta lo scontrino finale senza troppe lamentazioni degli utenti. Fino a un certo punto però.

Cosa si rischia nell’immediato futuro per la mozzarella di bufala DOP

Il rischio più immediato è ovviamente una perdita di peso sui mercati esteri, ma anche il mercato interno è esposto. Il direttore del Consorzio, Pier Maria Saccani, sottolinea come un eventuale aumento dei prezzi possa spingere la grande distribuzione a fare scelte al ribasso: meno Dop, più prodotti generici a basso costo.

In buona sostanza il problema del mercato estero e dell’interno è lo stesso. Se la mozzarella di bufala campana DOP diventa troppo cara, la soluzione che i mercati adotteranno sarà mangiarne qualche copia, più o meno ben fatta, in cui non solo la qualità potrebbe perdersi, ma anche il lavoro di tutela territoriale e del lavoro.