Avete mai pensato che sequestrare la CO2 dall’atmosfera potesse essere facile come bere un bicchier d’acqua? Neanche noi. Infatti il bicchiere in questione trabocca di birra. Un produttore californiano ha trovato il modo di “catturare” l’anidride carbonica della non così fantastica aria dei dintorni di Oakland per trasformarla in frizzanti bollicine. Il metodo appare promettente per, almeno in parte, tentare di arginare l’effetto serra di un pianeta sempre più insopportabilmente caldo. A partire da una fresca, corroborante bionda.
Il Catturatore d’aria

All’Almanac Beer Company di Alameda, California c’è un parcheggio. Immaginatevelo grande, con posti auto maxi per i pick up degli avventori, accorsi per rinfrescarsi nella brewery. Questo parcheggio, come tanti altri simili a lui, è pieno zeppo di anidride carbonica: caldo, asfalto, tubi di scarico, insomma avete capito. Ma c’è una differenza: vicino alle macchine a quattro ruote ne spunta una di stampo industriale, simile a un enorme condizionatore d’aria con una specie di camino in cima. Si tratta di Aircapture, un “sequestratore” d’aria diretto che performa una specie di miracolo tecnologico.
Il primo passaggio è, banalmente, catturare l’aria. Il secondo è liquefare l’anidride carbonica in essa contenuta. Il terzo è trasformarla nella cosiddetta CO2 di grado alimentare, ovvero quella che si può bere. In questo caso specifico, le bollicine della IPA più venduta dal birrificio. Semplice, pulito, economico. Lo ammette anche Damian Fagan, proprietario di Almanac. “Stiamo letteralmente estraendo carbonio dall’ambiente. È tutto abbastanza surreale, e francamente è fantastico”.
Sembra incredibile, troppo bello per essere vero nelle parole di Fagan. Eppure oggi, grazie a Aircapture, il birrificio non ha più problemi rispetto alla carenza di anidride carbonica, ingrediente fondamentale in produzione. Anzi. Oggi le bollicine ricavate direttamente dal parcheggio costituiscono il 20 percento della linea, con una proiezione del 100 percento entro fine anno. Un vantaggio prima di tutto economico: la CO2 liquida costa dal 15 al 20 percento in meno rispetto ai prodotti commerciali convenzionali. Il fatto che faccia bene anche all’ambiente, dice Fagan, è un grande plus.
Dalle bollicine all’effetto serra

Le emissioni di anidride carbonica sono il grande tema del nostro tempo. Con i livelli di CO2 si alza l’inquinamento, e con esso i gradi Celsius che rischiano di scaldare il pianeta in maniera irreversibile. Dagli accordi di Parigi nel 2015 purtroppo le promesse non sono state mantenute, e sperare di restare entro i famosi 2,5ºC originariamente proposti è ormai abbastanza impossibile. Anzi, visto il fronte di guerre ad altissima combustione fossile e la volontà di molti governi di fare marcia indietro sulle rinnovabili (Trump in primis) possiamo pure togliere l’abbastanza.
L’unica è, appunto, puntare sulla ricerca e su sistemi tecnologici innovativi per permetterci almeno di mantenere la situazione stabile. La startup di Aircapture si pone in questo contesto e, pur partendo da piccole realtà artigianali, si sta distinguendo per efficienza e costi tutto sommato abbastanza contenuti. Anche perché, visto il clima incandescente (in tutti i sensi) negli USA, ha deciso di non fare affidamento sui fondi federali destinati alle rinnovabili, ormai quasi del tutto cancellati dall’amministrazione Trump.
Aircapture si è buttata direttamente nel settore privato della CO2 commerciale, un mercato da quasi 20 miliardi di dollari. “L’economia globale si fonda sull’anidride carbonica” dice Matt Atwood, fondatore e chief executive. Paradossalmente però si tratta di una risorsa sempre più volatile: “Si usa in tutti i campi e costantemente, ma è costosa, difficile da produrre e dannosa per l’ambiente”. Così, al posto di crearla o di immagazzinarla, l’alternativa smart è semplicemente catturarla, sottraendo anche un bel po’ di emissioni.
Al momento una Aircapture è in grado di sequestrare da 100 a 1000 tonnellate di CO2 all’anno. Con un’impronta carbonica di meno del 10 percento di quello che cattura, la macchina sembra proprio un bell’affare. Secondo Matthew Realff, ingegnere chimico al Georgia Institute of Technology, una tecnologia come Aircapture “può non solo affrontare le emissioni presenti e future, ma anche la nostra storica addizione di CO2”. Per fare davvero la differenza ovviamente dovrebbe essere implementata in modo capillare e a sistemi più grandi. Intanto però una bella birra, buona e sostenibile, non ce la leva nessuno.



