Il dusking è una pratica olandese tradizionale (in lingua originale schemeren) che consiste nel cenare all’aperto la sera, mettendosi a tavola quando c’è ancora luce e attendendo che il sole tramonti e la luce svanisca lentamente, senza l’ausilio di luce artificiale. Si tratta di un’abitudine soprattutto domestica, per finire la giornata e onorare quel poco di luce che rimane, in vista dell’inverno freddo e buio. Tutto sommato, una pratica che potrebbe destare una certa malinconia.
L’altro aspetto che caratterizza il dusking è il rallentare: il tramonto e soprattutto l’arrivo della notte normalmente portano un cambio di passo nella giornata, tranquillizzano e invitano a fare piano. Una pratica, però, che nelle famiglie va perdendosi per colpa – indovinate? – dello scrolling sugli smartphone.
La poetessa e scrittrice olandese Marjolijn van Heemstra ha ultimamente contribuito a rinnovare l’interesse per il dusking attraverso i suoi studi e gli eventi pubblici: il dusking è diventato anche il suo progetto di ricerca al NIAS (Netherlands Institute for Advanced Study) per il 2025-2026, con un titolo molto esplicito: “The Art of Dusking: Reviving the Forgotten Practice of Watching the World Go Dark” (L’arte del dusking: far rivivere la pratica dimenticata di guardare il mondo diventare buio).
Inoltre, a partire dal 2023, la scrittrice ha organizzato e guidato sessioni pubbliche di dusking, durante le quali le persone si siedono insieme al tramonto e osservano il calare della notte, a volte aggiungendo una sua propria performance teatrale, in cui il pubblico ascolta la sua voce mentre osserva il passaggio dalla luce al buio. E, infine, si è impegnata per combattere l’inquinamento luminoso, che evidentemente rovina questa pratica.
Secondo quello che si legge nella pagina online dedicata al progetto, Van Heemstra ha collegato la perdita di attenzione che caratterizza le nostre vite al distaccamento dal mondo e dai suoi ritmi naturali. Imparare a osservare anche fuori di noi è il tema del prossimo futuro, ci renderebbe un po’ più acuti. Come darle torto.
E invece dusking sta diventando una esperienza di viaggio
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Come sempre, nella nostra epoca, le belle idee diventano presto belle idee di business. E cosa c’è di meglio che una bella abitudine che arriva dal Nord Europa, di cui siamo tutti innamorati? Così un tour operator britannico, ad esempio, ha già stilato una classifica delle città in cui è più bello “fare dusking”, tenendo conto della quantità di posti a sedere all’aperto nei locali, della probabilità delle precipitazioni, di fatto tradendo l’idea iniziale dei Paesi Bassi, in cui l’idea è semplicemente celebrare la luce estiva.
Nove delle dieci migliori destinazioni individuate dal tour operator sono località costiere o isole (Grecia, Croazia, California e Hawaii), dove il panorama è già di per sé parte dell’attrattiva. Sedona, in Arizona, è l’unica destinazione dell’entroterra, con il suo vasto paesaggio di rocce rosse. In effetti, è una classifica che sembra fatta un po’ a caso (forse con l’AI o siamo troppo maliziosi?), considerando, per esempio, che in località costiere della Francia atlantica o della Spagna il sole tramonta più tardi che in Grecia o in Croazia.
L’idea di proporre il dusking come esperienza va contestualizzata sul mercato: secondo il 2026 Trends Report di OpenTable, gli americani stanno cenando sempre prima, mentre diventano sempre più importanti le esperienze che offrono qualcosa che va oltre il pasto stesso. Insomma, come degli adolescenti irritati dal mondo, adesso ci annoia anche cenare, vogliamo qualcosa di più. Dunque, eccoci il dusking.
