di Giovanni Giorgi 22 Febbraio 2019
la nutria si può mangiare

La nuova frontiera della gastronomia è la nutria, sappiatelo. Mentre voi vi chiedete, disarmati, “Sul serio, la nutria si può mangiare?“, il sindaco di una cittadina in provincia di Padova tiene a farci sapere che è buonissima.

Parliamo del primo cittadino di Scorzé, Giovanni Battista Mestriner, che il 17 febbraio ha pubblicato sulla sua pagina Facebook le foto della sua cena a base di nutria, nei tre step principali di questa esperienza gastronomica “slegata da ogni pregiudizio”: presentazione, assaggio ed un finale a base di rimasugli e ossicini, a conferma che, sì, l’ha mangiata per davvero.

La ricetta è stata preparata da una famiglia del luogo e consisteva fondamentalmente in un arrosto. Protagonista indiscusso il topo d’acqua, catturato direttamente dai gestori nei pressi della loro tenuta e servito con polenta, radicchio rosso e altre verdure di accompagnamento. Tutto molto tipico, nutria compresa.

NUTRIA: la nuova frontiera della gastronomia!!!Stasera ho mangiato una nutria. Buonissima!! In una casa di Scorzè, mi…

Publiée par Giovanni Battista Mestriner – Sindaco per Scorzé sur Samedi 16 février 2019

Sicuramente non è la prima volta che sentiamo parlare di animali non convenzionali nel piatto, ma ciò che ci interessa di più, in questo caso, sono le argomentazioni del sindaco leghista e gourmand (vi ricorda qualcuno?) sentitamente impegnato in un messaggio di innovazione e apertura, mettiamola così, sfociato poi in un inno al fai-da-te: come risponde al commento di un suo lettore, l’ invito “a prendersele e mangiarsele”.

Insomma, diamo il via alla caccia alla nutria, che, sempre secondo il primo cittadino, potrebbe giovare all’ambiente e finanche all’economia locale. Ai microfoni del programma radiofonico La Zanzara, mercoledì, ha affermato: “Se si lanciasse questa nuova gastronomia ci sarebbero molte più persone che andrebbero alla ricerca delle nutrie, poi le mangerebbero. Dunque meno nutrie in giro e meno danni all’agricoltura. Perché lasciare perdere questa carne? Vi assicuro che è molto morbida”.

Affermazioni riprese oggi su La Nuova Venezia, che in tutta risposta ha dato la parola allo chef stellato Raffaele Ros del ristorante locale San Martino (a Rio San Martino, frazione di Scorzé). “Facciamo fatica a vendere pure la carne di coniglio“, dice lo chef.

Intanto, sotto al post del sindaco si discute a proposito della natura dell’animale – un topo gigante o un comunissimo castoro? -, della sua alimentazione non propriamente rigida, ma si leggono anche messaggi positivi di supporto, ispirazione e, soprattutto, curiosità. Perché, essenzialmente, la domanda che in molti si staranno ponendo è: di cosa sa la nutria?

Il riferimento principale, a detta del sindaco, è la carne di lepre, ma dal gusto leggermente dolciastro. Nello specifico, si tratta di una carne molto grassa, dal cui peso si ottiene circa soltanto la metà di effettiva porzione da servire. E non è nemmeno semplice cucinarla, dal momento che la pelle tende a raggrinzirsi durante la cottura.

Sempre in Veneto, ci sono stati diversi ristoranti che negli anni, con la diffusione di questa specie invasiva nei nostri territori, hanno servito la nutria in diverse preparazioni all’interno dei loro menù, come stufati o sotto forma di pâté. Per esempio, il gruppo goliardico “Quei dea Nutria”, fondato sotto la guida dell’ex assessore alla Caccia Mirco Lorenzon, si diletta proprio nella cucina del roditore, all’interno di un incontro annuale che avviene nel trevigiano.

Non esiste una direttiva specifica in materia di distribuzione e vendita, non aspettatevi di trovare la nutria in commercio. Per mangiarsela (ed ovviare alla crescita esponenziale di questa fauna), bisogna agire alla vecchia maniera e, soprattutto, saperla trattare con attenzione. Vedete voi se far vincere la curiosità o la voglia di rivalutare la bistrattata carne di coniglio.

[Crediti: La Nuova Venezia, Radio 24]