La passione di Macron per il vino cinese

Emmanuel Macron riconosce la Cina come produttore emergente di vini d'eccellenza, durante una visita a Wine Paris.

La passione di Macron per il vino cinese

La resistenza agli attacchi di Trump sembra aver sortito effetti positivi per la popolarità di Emmanuel Macron, e se il tycoon pensava di colpire il presidente francese sul vivo minacciando dazi sullo Champagne, lui reagisce “flirtando” con la Cina, trovando territorio comune proprio in ambito enologico.

Durante il recente Wine Paris infatti, Macron si è fatto un bel giro tra i padiglioni della fiera lo scorso lunedì, dimostrando un sostegno piuttosto interessante sia per il vino di casa sua che per quello cinese: durante la mattinata inaugurale dell’evento, il presidente ha visitato il padiglione 7, dove si trovavano molti espositori francesi ma anche il Changyu Group, che ha sede nella provincia cinese dello Shandong.

Il vino secondo Macron

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Proprio allo stand cinese, il presidente è stato accolto dall’amministratore delegato Sun Jian, che gli ha regalato una bottiglia da sei litri di L12 proveniente dalla tenuta Longyu, situata nella regione del Ningxia. Si tratta di uno dei bestseller del vino cinese, un blend di Cabernet Sauvignon e Marselan che rappresenta il prodotto di alta gamma più venduto in Cina. Durante l’incontro, Macron ha avuto parole di apprezzamento per il lavoro svolto nel Paese asiatico, riconoscendo ufficialmente l’emergere della Cina come produttore di vini di eccellenza

Al di là dei saluti istituzionali, Macron ha voluto affrontare temi seri durante un incontro con la stampa, spiegando che l’industria vinicola deve difendere la propria posizione come elemento chiave dello stile di vita francese: “La priorità è mettere al primo posto il consumo e renderlo compatibile con la salute pubblica. Abbiamo una politica di prevenzione rigorosa ma, allo stesso tempo, difendiamo il vino francese come parte integrante del nostro stile di vita e della nostra gastronomia”.

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Il presidente ha anche annunciato il sostegno a un investimento statale da 130 milioni di euro per ridurre il potenziale produttivo nazionale attraverso un piano di espianto delle viti, spiegando questa scelta con parole molto dirette: “Deve essere fatto in modo che altri possano generare valore. È una politica responsabile. Se non rimuoviamo le viti in momenti come questi, cosa facciamo? Distilliamo vino in perdita, il che è devastante per i viticoltori”.

Ha poi continuato sottolineando l’importanza di questo aiuto per i produttori: “Se non li aiutiamo a rimuovere qualche ettaro per salvaguardare il resto della produzione, li stiamo spingendo in un vicolo cieco, tuttavia, non dovrebbe essere vista come la soluzione magica; la misura riguarda regioni specifiche che stanno affrontando problematiche uniche”.

Wine Paris si è confermato un evento di settore di enorme successo, che ha attirato, presidente a parte, oltre 63.000 visitatori professionali da 169 paesi. Per chi volesse intercettare le prossime manovre geopolitiche a sfondo enologico, l’appuntamento per i 2027 è dal 15 al 15 febbraio, ovviamente a Parigi.