Il Regno Unito è forse una delle nazioni europee che più ha risentito dell’aumento delle temperature di questa estate, e non solo per l’erba di Hyde Park diventata improvvisamente gialla, ma perché un’agricoltura dedita soprattutto all’allevamento, con grande disponibilità di foraggi, si è trovata improvvisamente a dover nutrire gli animali con le scorte messe da parte per l’inverno, perché il foraggio non c’era più.
Da questa sollecitazione ha preso il via uno studio scientifico multidisciplinare che riprende in mano un’idea più vecchia, che data almeno di tre anni, e cioè quella di praticare l’agricoltura nel sottosuolo. Nel 2023 erano state adibite a campi coltivati (con la tecnica del vertical farming) alcune parti della metropolitana in disuso, oggi invece si prova con le miniere.
Il finanziamento arriva dal Biotechnology and Biological Sciences Research Council, uno dei principali enti pubblici britannici che finanziano la ricerca scientifica nel campo delle bioscienze e delle biotecnologie. Lo studio è guidato dall’Institute for Sustainable Food dell’Università di Sheffield, in collaborazione con Farm Urban, che si occupa soprattutto di vertical farming. L’esperimento, partito alla fine di luglio, si svolge presso il Boulby Underground Laboratory, a 1,1 km di profondità, in una miniera ancora attiva del North Yorkshire.
Perché si dovrebbe fare agricoltura sotterranea?
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Non immaginatevi che la vertical farm possa essere impiantata in una miniera tout court: attualmente lo studio si svolge all’interno del Boulby Underground Laboratory, una struttura scientifica gestita dallo Science and Technology Facilities Council, che si trova all’interno della miniera e dispone di aree dedicate agli esperimenti che non hanno nulla a che vedere con questo, anzi, molti sono dedicati allo studio della materia oscura.
Dunque l’unica differenza rispetto a una comune vertical farm sono le condizioni del sottosuolo che sono più stabili di quelle in superficie. La luce non è – ovviamente – quella solare, ma è quella artificiale, tuttavia l’ambiente sotterraneo ha caratteristiche climatiche che riducono il dispendio energetico. Il vantaggio che stanno cercando di ottenere con questo esperimento è di ridurre il fabbisogno energetico per riscaldamento, raffreddamento e ventilazione grazie alla temperatura relativamente stabile dell’ambiente sotterraneo e all’infrastruttura già disponibile.
Per ora, però, non ci sono ancora dati pubblicati che dimostrino che questo bilancio energetico sia effettivamente positivo: lo studio serve proprio a raccogliere i dati su resa, consumo energetico e costi operativi nell’arco di 12 mesi.
L’idea è quella che, se funziona nel laboratorio di Boulby, si può pensare di mettere a sistema altri laboratori del genere nelle miniere dismesse, il che ovviamente sarebbe uno sforzo economico iniziale molto importante, ma assicurerebbe una produzione costante di cibo, anche quando la superficie terrestre presenta condizioni climatiche troppo complesse.
Jacob Nickles, ricercatore dell’Università di Sheffield e uno dei responsabili del progetto, ha detto al Guardian, primo tra i quotidiani a riportare lo studio: «Dobbiamo raddoppiare la produzione alimentare entro il 2050 per sostenere la popolazione mondiale». Sembra uno di quei film catastrofisti che erano di moda 20 anni fa, ma ora certe condizioni pericolose sono diventate realtà. L’investimento economico e intellettuale ha un fine importante: la sopravvivenza.
Per il momento sembra che la lattuga stia dando ottimi risultati.
