di Marco Locatelli 27 Giugno 2020
lambrusco

Un’unica cassa di risonanza per il Lambrusco si fa sempre più concreta con l’ok al primo step che porterà alla nascita di un unico grande Consorzio che rappresenti e valorizzi il prodotto vitivinicolo e le sue tante denominazioni di origine, da Modena a Reggio Emilia. Decisione finale a settembre.

Giovedì 25 giugno i consigli di amministrazione del Consorzio Tutela del Lambrusco di Modena, del Consorzio per la Tutela e la Promozione dei Vini Dop Reggiano e Colli di Scandiano e Canossa e del Consorzio di Tutela Vini del Reno Doc, hanno espresso all’unanimità parere favorevole alla fusione per incorporazione, a partire dal prossimo anno, per far sì che nasca un unico grande soggetto consortile: il Consorzio Tutela Lambrusco.

Un’unione importante, che “ci consente di poter raggiungere, finalmente, l’obiettivo di poterci rivolgere, agli occhi del consumatore finale, in modo coeso e uniforme, valorizzando ancora meglio le singole ricchezze delle diverse denominazioni”, spiega Giacomo Savorini, direttore dei Consorzi che oggi si occupano della tutela del vino lambrusco.

Con il Consorzio Tutela Lambrusco verranno tutelati circa 1,3 milioni di quintali di uva, e non solo lambrusco (anche se sarà ovviamente la maggior parte).

Il prossimo passaggio? I consociati hanno due mesi di tempo per interrogare i relativi consorzi in merito alla fusione per incorporazioni. Poi, a settembre, verrà convocata un’assemblea plenaria sovrana con la quale si voterà definitivamente.