Ma che bello, il progetto dell’Arcidiocesi di Napoli (realizzato insieme al Comune, Tribunale di Sorveglianza, Carcere di Secondigliano e UEIPE). Non è mica solo bello perché è utile socialmente, e neanche perché coinvolge una cosa che adoriamo – soprattutto quando viene da Napoli – ovvero la pizza. Questo progetto è bello soprattutto perché dà nuova vita a uno spazio che nasce proprio per ospitarne, per essere di tutti, per accogliere la popolazione, soprattutto quella degli ultimi: questo torna a fare la cappella di Santa Caterina de’ Celani a Napoli grazie al progetto “Brigata Caterina”, che trasforma un luogo sacro in una pizzeria per i detenuti.
Una pizzeria per tutti in realtà, dal forte valore sociale, perché qui verranno iniziati al lavoro i detenuti, per garantire loro un reinserimento sociale più agevole. L’idea è semplice quanto ambiziosa: insegnare un mestiere, quello del pizzaiolo, e fare in modo che le competenze acquisite possano trasformarsi in un vero lavoro, da iniziare a fare all’interno di una “pizzeria sociale“, realizzata nel luogo forse più sociale di tutti, una chiesa.
Il progetto è stato presentato attraverso un protocollo d’intesa che coinvolge, insieme alla Chiesa di Napoli, il Comune, il Tribunale di Sorveglianza, la Casa Circondariale Pasquale Mandato di Secondigliano e l’Ufficio Interdistrettuale di Esecuzione Penale Esterna per la Campania. Una rete istituzionale che ha un obiettivo preciso: costruire un percorso che non si fermi alla formazione, ma che possa accompagnare le persone coinvolte fino a una reale opportunità di lavoro.
Il cuore dell’iniziativa sarà la Cappella di Santa Caterina de’ Celani, nel centro storico napoletano. Un luogo dalla storia importante che verrà recuperato e restituito alla città con una nuova funzione: diventare una pizzeria sociale aperta al pubblico. Non un semplice laboratorio didattico, dunque, ma un’attività vera, nella quale mettere in pratica le competenze acquisite e misurarsi con il mondo del lavoro.
I detenuti e la pizza
In realtà, Brigata Caterina non nasce da zero. Il progetto intende dare continuità a un’esperienza già avviata nel carcere di Poggioreale, dove sono stati organizzati corsi di formazione per pizzaioli e percorsi di accompagnamento al lavoro. L’idea è proprio quella di non lasciare che l’apprendimento di un mestiere rimanga un’esperienza isolata all’interno del carcere, ma di creare un ponte concreto con la vita fuori.
La scelta della Cappella di Santa Caterina de’ Celani ha anche un valore simbolico. Recuperare uno spazio storico e trasformarlo in un luogo di incontro, lavoro e partecipazione significa restituirlo alla comunità, facendone uno strumento di inclusione.
Così, la pizza diventa strumento di riscatto per persone e luoghi, in un progetto davvero molto bello a cui non si può che augurare grandissimo successo.