di Manuela 24 Gennaio 2020
latte

Un’indagine condotta da Il Salvagente solleva perplessità sul latte italiano: sono state trovate tracce di antibiotici e antinfiammatori. Il test ha esaminato latte fresco e UHT presente sugli scaffali di supermercati e discount italiani: antibiotici, cortisonici e antinfiammatori sono stati riscontrati in più della metà delle 21 confezioni esaminate.

Fra i marchi messi sotto osservazione c’erano anche:

  • Parmalat
  • Granarolo
  • Coop
  • Conad
  • Lidl
  • Esselunga
  • Carrefour

Il latte è stato esaminato sfruttando un nuovo metodo di analisi, quello realizzato dall’Università Federico II di Napoli e dall’Università di Valencia: questo sistema è più sensibile rispetto ai test ufficiali, riesce a trovare tracce anche quando questi test non le rilevano. Le tracce di farmaci maggiormente riscontrate in questo campione esaminato avevano concentrazioni variabili fra 0,022 mcg/kg e 1,8 mcg/kg. Le sostanze rilevate erano:

  • Dexametasone (cortisone)
  • Meloxicam (FANS, farmaco antinfiammatorio non steroideo)
  • Amoxicillina (antibiotico)

Riccardo Quintili, direttore del Salvagente, ha specificato che queste analisi non devono essere intese come un’accusa nei confronti delle suddette aziende. Anzi, molte di loro, quando sono state informate dei risultati del test, si sono dimostrate interessate all’argomento. Enrico Moriconi, veterinario e Garante degli animali della Regione Piemonte, ha provveduto a spiegare che questi farmaci vengono comunemente usati per curare le mastiti nelle vacche da latte: l’antibiotico serve a curare l’infezione, mentre cortisone e antinfiammatori vengono utilizzati come coadiuvanti.

Certo, le tracce trovate sono molto basse e in regola con i limiti di legge, ma Il Salvagente si chiede se un’assunzione continua di antibiotici, anche se a dosi basse, possa creare problemi sul lungo periodo. Sono due i rischi a cui fare attenzione:

  1. Antibiotico-resistenza: secondo Ruggiero Francavilla, pediatra e gastroenterologo presso l’Università degli Studi di Bari, il problema è che questa assunzione costante di antibiotici con gli alimenti crea una selezione sulla normale flora batterica intestinale che va a tutto vantaggio dei batteri resistenti agli antibiotici. Il guaio è che questa capacità di resistenza viene poi geneticamente trasferita anche ad altri batteri patogeni
  2. Alterazione del microbiota umano: questa volta è Ivan Gentile, professore associato di Malattie infettive presso l’Università Federico II di Napoli a spiegare l’arcano. Il docente parla di un rischio basso che questa esposizione continua possa alterare il microbiota, cioè l’insieme di microorganismi che vivono nel nostro organismo e che esplicano effetti benefici

Questo test, fra l’altro, conferma anche i risultati ottenuti in precedenza su una ricerca effettuata su 56 latti italiani e pubblicata sul Journal of Dairy Science. Sempre guidato dall’Università Federico II di Napoli e dall’Università di Valencia, in quello studio erano state trovare sostanze farmacologicamente attive nel 49% dei campioni esaminati, con concentrazioni comprese fra 0,007 e 4,53 mcg/kg.