La Brexit non sembra aver portato grandi vantaggi al settore alimentare britannico, e molti operatori vorrebbero tornare alle condizioni precedenti all’abbandono dell’Unione Europea da parte del Regno Unito, ma un’operazione del genere sarebbe comunque enormemente complessa: per questo alcuni rappresentanti hanno esortato il governo a introdurre un periodo di transizione nel caso in cui si concordi di riallineare le norme agricole post-Brexit con l’Unione Europea.
I gruppi industriali hanno avvertito che l’allineamento degli standard agricoli dall’oggi al domani creerebbe un effetto baratro che potrebbe costare alle imprese del Regno Unito tra i 500 e gli 810 milioni di sterline all’anno, a causa della divergenza negli standard verificatasi dopo la Brexit. David Bench, amministratore delegato di Croplife, ha dichiarato: “Se non avremo un periodo di transizione, ci saranno conseguenze molto dannose”.
I problemi di un ritorno alle condizioni pre-Brexit

La preoccupazione principale risiede nel fatto che le approvazioni del Regno Unito e dell’UE per pesticidi ed erbicidi si sono separate, complicando qualsiasi rapido riallineamento delle regole: la Gran Bretagna ha per esempio autorizzato l’uso di quattro nuovi pesticidi ed erbicidi che sono ancora in fase di approvazione nell’UE. David Bench ha ulteriormente avvertito: “L’impatto di uno ‘scenario da baratro’ sui coltivatori britannici potrebbe essere devastante. In un momento di crescente pressione sulla redditività delle aziende agricole, questo potrebbe rappresentare un punto di svolta per molti agricoltori e coltivatori”.
Questa situazione ha già creato problemi pratici, come il rischio che l’avena britannica utilizzata in cereali e snack diventi invendibile nell’UE perché i coltivatori del Regno Unito hanno utilizzato determinati fungicidi non approvati da Bruxelles. Se un nuovo accordo sulle misure sanitarie e fitosanitarie entrasse in vigore, ad esempio, all’inizio del 2027, i raccolti del 2026 prodotti secondo le attuali regole britanniche resterebbero bloccati nei magazzini.
Un responsabile dei trasporti ha descritto la documentazione post-Brexit come “un vero inferno”, riferendo di un camion rimasto bloccato per 27 giorni a Calais solo perché non possedeva i certificati corretti per un carico di carne bovina surgelata. Il comitato parlamentare per il commercio ha indicato che la burocrazia aggiuntiva sta costando al Regno Unito circa 8,4 miliardi di sterline, con un calo del commercio alimentare del 24% rispetto a cinque anni fa.
Un portavoce del governo ha risposto affermando che l’esecutivo sta lavorando per ottenere un accordo “che potrebbe fruttare fino a 5,1 miliardi di sterline all’anno per l’economia del Regno Unito” e che punta a “tagliare la burocrazia, ridurre i costi e i ritardi alle frontiere, sostenendo agricoltori, produttori e imprese in tutto il Regno Unito”.