Le bevande “no alcol” sono l’anticamera dell’alcol? Secondo il Regno Unito sì.

Il governo britannico vuole vietare ai minori le bevande "no-low" alcol, perché "normalizzerebbero il bere".

Le bevande “no alcol” sono l’anticamera dell’alcol? Secondo il Regno Unito sì.

Il dibattito sulle cosiddette bevande “no-lo”, ovvero con basso o nullo contenuto di alcool sembra sempre più vivo, e nel Regno Unito ha preso una piega quantomeno inaspettata. Il governo ingelse sta infatti valutando l’introduzione di un divieto di vendita di questo tipo di prodotti ai minori di 18 anni, una proposta che sta facendo molto discutere gli operatori del settore.

La posizione governativa si basa sulla preoccupazione che tali prodotti possano fungere da incentivo al futuro consumo di alcolici reali. La sottosegretaria di Stato parlamentare per la salute pubblica e la prevenzione Ashley Dalton ha infatti suggerito che queste bevande “possono normalizzare il bere e diventare una porta d’accesso al consumo di alcol”, e che “Un inizio precoce dell’uso di alcol è collegato a un rischio maggiore di modelli di consumo dannosi più avanti nella vita”.

“No-Lo porta di accesso per l’alcool”

bicchiere coca cola

L’intenzione dell’esecutivo è quindi quella di rivedere l’accesso a questi prodotti. Secondo Dalton, “Il governo si è impegnato ad affrontare i livelli dannosi di consumo di alcol esplorando opzioni per incoraggiare i consumatori a ridurre l’assunzione di alcol sostituendo le bevande a gradazione standard con alternative a basso o nullo contenuto di alcol”.

Questa idea che le bevande no-lo possano influire negativamente sulle future abitudini di consumo non è stata ovviamente bene accolta dal settore. Laura Willoughby, fondatrice del gruppo di ricerca Club Soda, sostiene che “l’argomento della ‘porta d’accesso’ continua a emergere ma non regge a un esame accurato”.

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Citando diverse ricerche internazionali, Willoughby ha affermato che “Non ci sono prove credibili che le bevande analcoliche inducano le persone a iniziare a bere alcol. Infatti, i più solidi studi, inclusa una ricerca su larga scala proveniente da Giappone e Paesi Bassi, mostrano che l’alcol è molto più spesso la porta d’accesso alle bevande analcoliche, e non il contrario”. Un sondaggio condotto da Club Soda nell’ottobre 2024 ha rivelato che il 94% degli intervistati aveva consumato birra alcolica prima di passare a quella analcolica.

Anche Tim Blake, CEO di Crossip, ha espresso scetticismo, definendo il divieto “largamente impraticabile” a causa della difficoltà nel definire la categoria.

Blake si chiede: “Il primo problema è la definizione. Il ‘low-and-no’ è una categoria enorme e sempre più diversificata. Stiamo parlando di sostituti diretti come la birra analcolica o versioni analcoliche di superalcolici affermati? O stiamo parlando del gruppo molto più ampio di bevande analcoliche per adulti e prodotti guidati dal sapore che non si posizionano affatto come sostituti?”.

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Secondo Blake, la proposta normativa “sembra una distrazione” rispetto ai reali problemi sociali dell’alcolismo, aggiungendo che “Ci sono modi molto migliori per impiegare tempo, denaro e sforzi legislativi per affrontare le reali cause dei danni legati all’alcol piuttosto che creare regole vaghe per una categoria già scarsamente definita. Senza definizioni e prove chiare, questo tipo di regolamentazione rischia di essere ottusa, confusa e, in definitiva, inefficace”.

Non mancano però voci a favore della restrizione. Amanda Thomson, fondatrice di Noughty, ritiene che il divieto “ha perfettamente senso” e sia “appropriato”. Thomson ha dichiarato: “È un po’ come la birra analcolica. Non penso che i bambini dovrebbero essere introdotti a cose che sembrano poter essere alcol, non è una cosa salutare per costruire una società”. Ha poi concluso affermando che “Se abbiamo qualcosa che sembra alcol, allora sì, ci si dovrebbe comportare come con l’alcool. Penso che tutto dovrebbe essere ripulito”.

Oltre alla questione delle vendite ai minori, il piano sanitario decennale del governo prevede anche una consultazione per ridurre il limite massimo di gradazione per le bevande analcoliche allo 0,5%, al fine di allinearsi agli standard internazionali.