A causa del cambiamento climatico ogni estate è sempre peggio. Quella che un tempo era considerata la “bella” stagione oggi fa quasi paura per il caldo insopportabile e gli eventi atmosferici estremi a cui né noi, inteso come specie umana, né le nostre infrastrutture siamo preparati a sostenere. Fra le piaghe delle estati 2.0 ci sono anche gli incendi boschivi o wildfires, fenomeno che dalla California all’Australia passando per l’Europa non risparmia nessuno.
Gli effetti sono catastrofici: perdita di biodiversità, qualità dell’aria ai minimi storici e spesso pericolosa, soprattutto emissioni di anidride carbonica da record. Le tecniche per domarli, quando ci si riesce, sono ben note. Ma che dire della prevenzione? In Spagna, dove ogni anno le estati secchissime e brucianti mietono vittime su tutti i fronti, ci sono arrivati attraverso l’agronomia. Alcune coltivazioni, specie vigne, tartufaie e apiari, sembrano essere a prova di incendio. Il segreto sta nella loro conformazione: terreni aridi, pochi alberi ben distanziati e una cura particolare per i prodotti di qualità che ne derivano.
Coltivazioni a prova di incendio
Secondo l’European Fire Prevention and Rural Preservation organization (EFPRP) il 2025 è stato l’anno più disastroso di sempre sul fronte incendi. Fra marzo e agosto scorsi in Europa sono bruciati 1.07 milioni di ettari, per un totale di 2.5 miliardi di euro in danni. Per non parlare del tragico bilancio delle vittime, umane e animali, e del consumo di risorse e habitat naturali.
La cattiva notizia è che il 2026 potrebbe essere ancora peggiore. Lo vediamo già adesso, nel nostro piccolo in Italia: a un mese dal solstizio d’estate, maggio sta flagellando la penisola con temperature da record. E il rischio più spaventoso e pericoloso, specie nelle zone boschive a clima più secco, è proprio quello dei wildfires incontrollati.
La buona notizia è che a marzo l’EFPRP ha stilato un piano di prevenzione e risposta in previsione di una nuova, rovente stagione. I ricercatori hanno osservato che un ruolo critico nella gestione degli incendi starebbe proprio in alcuni tipi di coltivazioni. In particolare quelle legate alla produzione di vino, tartufo e miele, che si rivelano barriere molto efficaci contro l’espansione del fuoco.
Che cosa hanno di speciale? Innanzitutto il management: vigne e tartufaie sono sottoposte a cure e controlli continui vista la qualità del prodotto finale. E poi la conformazione stessa delle coltivazioni, che spesso sorgono su terroir particolari e specifici. La vigna è una pianta resiliente e resistente capace di crescere e prosperare anche sui terreni più impervi, compresi quelli dove virtualmente non cresce nient’altro. La vite è difficile da bruciare, e lo spazio fra un filare e l’altro riesce a fermare il fuoco.
Allo stesso modo il tartufo si sviluppa alla base delle querce, alberi normalmente distanziati fra loro e lontani da zone più boschive. I terreni su cui si sviluppano vengono ciclicamente puliti e disinfestati per evitare la proliferazione di funghi e malattie. I siti degli apiari presentano caratteristiche simili: zone più brulle, vegetazione pulita e lontano dai boschi.
Vini di fuoco

La prevenzione degli incendi insomma è una faccenda da prendere sul serio, e i viticoltori sono stati i primi a mettersi in gioco. Dalla Catalogna, regione spagnola flagellata dagli incendi estivi, nasce un nuovo progetto e una nuova denominazione. Quella dei cosiddetti “Vini di Fuoco” rilasciata dal Centro per la Scienza e la Tecnologia forestale catalano.
Si tratta di un bollino in etichetta per segnalare quei produttori impegnati nella salvaguardia contro gli incendi. Il primo ad aggiudicarselo lo scorso anno è stato Celler Abadal, cantina che vanta ben ottocento anni di produzione su colline di argilla rossa. In questo modo, spiega Elena Gorríz Mifsud del centro forestale, si premiano coloro che attuano le buone pratiche in vigna, e se ne ispirano altri.
“Produciamo vino, ma anche sicurezza” dice Gorríz Mifsud. Le linee guida del progetto Vini di Fuoco aiutano proprio a implementare quelle buone pratiche: distanziamento dei filari, gestione della vegetazione durante l’estate, accesso alle risorse idriche per le squadre di vigili del fuoco. In Europa molti altri sono interessati all’iniziativa, compresi Francia, Bulgaria e isole Canarie. Ce lo auguriamo anche per l’Italia, con o senza denominazione. Meno incendi e un calice in più, come la vedete?




