Una volta nelle stalle si andava per stare al caldo la sera, oggi, con il cambiamento climatico, le stalle sono diventate degli ambienti molto sgradevoli, in cui gli animali vivono accaldati e stressati. Tanto che ANSA rilancia l’allarme di Confcooperative Agroalimentare, per cui la produzione di latte è scesa di oltre il 10% rispetto ai mesi precedenti. Lo stesso allarme era stato lanciato da altri operatori di settore nei giorni dell’ondata di caldo tra la fine di giugno e l’inizio di luglio.
E sulla filiera degli allevamenti delle vacche da latte non interviene solo la temperatura record delle stalle, ma anche il fatto che la siccità fa scarseggiare l’acqua da dare agli animali e il foraggio, che cresce a fatica nei campi.
E infine c’è il problema del benessere animale: i vitelli nascono più piccoli e meno robusti, e sono aumentate le macellazioni d’urgenza, cioè quelle che si fanno perché l’animale non è considerato salvabile e non si vuole perdere il suo valore economico.
Eppure nel 2026 abbiamo prodotto molto più latte in Italia
Mocellin, presidente di Confcooperative Agroalimentare, però lancia pure un altro allarme, che sembra contraddire il precedente: abbiamo prodotto troppo latte e rischiamo di fare troppo formaggio e non sapere a chi venderlo. È il classico caso della botte piena e della moglie ubriaca.
La produzione di latte nel 2026 ha già abbondantemente superato quella del 2025, si stima una produzione di 14 milioni di tonnellate entro l’anno, ovvero il 5% in più dell’anno scorso.
Un’iperproduzione che sta facendo preoccupare gli addetti ai lavori su come funzioneranno i prezzi nei prossimi mesi. Il consumo interno, soprattutto quello di formaggi, si sta contraendo a causa del caro vita, e il mercato estero non è così florido. In particolare alcune denominazioni di origine protetta come Parmigiano Reggiano e Grana Padano non risentiranno della crisi perché sono molto strutturate e hanno sfogo sui mercati internazionali, altre DOP più piccole, come quella dell’Asiago, in Veneto, potrebbero soffrire.
Come mai l’Italia sta producendo più latte
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Nel 2025 il prezzo del latte alla stalla è rimasto su livelli storicamente alti: quando il latte viene pagato bene, gli allevatori investono in alimentazione e tecnologie per cercare di aumentare la produzione. L’effetto sulla produzione ovviamente si vede con alcuni mesi di ritardo; tant’è che nel 2026 il Ministero ha dovuto negoziare un nuovo accordo proprio perché l’offerta era aumentata e il mercato rischiava di indebolirsi.
Inoltre ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) segnala che, nonostante gli allevamenti siano diminuiti di numero, quelli rimasti sono su larga scala e gli animali, selezionati geneticamente, producono in media più latte.
Sembra che il mercato italiano stia andando dunque verso un’industrializzazione sempre più importante del settore lattiero-caseario, con tutto quello che comporta a livello di qualità, biodiversità e piccole produzioni casearie. Ma questa è un’altra storia.
