L’Europarlamento riunito in plenaria a Strasburgo il 17 giugno ha approvato la riforma che ha aggiornato i divieti risalenti al 2001 sugli OGM. Un argomento spinoso, quello delle modificazioni genetiche in agricoltura, che in Europa sono vietate da 20 anni (la coltivazione e non l’importazione).
La sperimentazione di queste nuove tecniche, meno invasive di quelle degli OGM e più limitate in termini di elaborazione genetica, trova tuttavia una serie di detrattori, che preferirebbero vietarle comunque. Tra questi Slow Food, che ha diffuso un comunicato il giorno successivo all’approvazione, in cui afferma: “La deregolamentazione dei nuovi OGM comporterà il rafforzamento di modelli agricoli legati alle monocolture, allo sfruttamento delle risorse, all’impoverimento della biodiversità e alla perdita di sovranità degli agricoltori. In questo caso si aggiunge anche una mancanza di rispetto per i consumatori che non potranno fare una scelta libera ma saranno sempre più condizionati da chi vorrà guidare i consumi secondo logiche di profitto.”
Evidentemente il punto di Slow Food è che queste sementi condividono con gli OGM tradizionali due annosi problemi. Il primo è che vanno materialmente acquistate dai contadini, togliendo loro potere d’acquisto e favorendo la coltivazione di alcune sementi, quelle appunto che saranno modificate. Dall’altro lato, sotto l’egida di Slow Food, ci sono i consumatori, che non potranno sapere se il riso acquistato al supermercato è prodotto con sementi tradizionali o modificate secondo la tecnica NGT. E questo continua ad essere vero a prescindere delle differenze tecniche tra NGT e OGM.
Ovviamente non è solo Slow Food a farsi sentire contro la normativa, anche Greenpeace ha osteggiato la legge. Eppure, entrambi, sia i detrattori che i favorevoli, sostengono che lavorano per la sostenibilità ambientale. Sul tavolo però ci sono indubbiamente anche altri fattori importanti, ad esempio la libera circolazione dei prodotti di agricoltura tra Unione Europea e Regno Unito. Proviamo a fare chiarezza.
Cosa sono le NGT (TEA in italiano)?
NGT sta per New Genomic Techniques ed è la sigla usata dai documenti ufficiali europei, ma alcuni giornali italiani si riferiscono alle stesse tecniche con la sigla TEA, Tecniche di Evoluzione Assistita.
Si tratta di tecniche di miglioramento genetico che non prevedono l’inserimento di geni provenienti da specie diverse, come avviene negli OGM tradizionali, ma intervengono sul patrimonio genetico della stessa pianta. L’obiettivo è sviluppare varietà più resistenti alla siccità, alle malattie e – più in generale – agli effetti del cambiamento climatico.
In Italia una delle sperimentazioni più note ha riguardato il progetto RIS8imo, coordinato dalla professoressa Vittoria Brambilla dell’Università degli Studi di Milano, che puntava a ottenere un riso resistente al brusone, una malattia molto dannosa per le coltivazioni. La prova in campo, avviata nel 2024 su un appezzamento di 28 metri quadrati presso l’azienda agricola Radice Fossati di Mezzana Bigli (Pavia), è stata però interrotta dopo pochi mesi quando ignoti hanno distrutto le piante sperimentali.
Un episodio analogo si è verificato nel febbraio 2025 in Valpolicella, dove sono state danneggiate alcune viti Chardonnay ottenute con Tecniche di Evoluzione Assistita e coltivate nel vigneto sperimentale dell’Università di Verona, coordinato dal gruppo di genetica agraria guidato dal professor Mario Pezzotti. Le piante erano state sviluppate per aumentare la resistenza alla peronospora, una delle principali malattie della vite, ma cinque esemplari sono stati distrutti da vandali pochi mesi dopo l’avvio della sperimentazione.
L’iter della normativa e le sue implicazioni

La normativa sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT) ha avuto un lungo iter legislativo: la Commissione europea ha presentato la proposta nel luglio 2023. Nel 2024 il Parlamento europeo ha approvato la propria versione del testo, mentre nel marzo 2025 i governi dei Paesi UE hanno concordato una posizione comune per avviare i negoziati finali. Dopo mesi di trattative tra Parlamento, Consiglio e Commissione, a dicembre 2025 è stato raggiunto un accordo sul contenuto della legge, approvato appunto ieri.
La nuova normativa distingue tra le piante ottenute con modifiche genetiche limitate (NGT-1), considerate simili a quelle che potrebbero svilupparsi naturalmente o con il miglioramento genetico tradizionale, e quelle con interventi più complessi (NGT-2). Per le prime vengono eliminate gran parte delle procedure previste per gli OGM tradizionali, rendendo più semplice la loro autorizzazione e coltivazione in territorio europeo (in cui gli OGM sono vietati), e non devono nemmeno essere tracciate in etichetta. Le seconde restano invece soggette a controlli rigorosi, valutazioni del rischio ed etichettatura.
L’approvazione arriva in Europa dopo che nel Regno Unito queste tecniche sono state approvate e finanziate già nel 2023 (post Brexit), facendo avanzare l’agricoltura britannica in questo senso. Tuttavia questi prodotti non potevano essere commercializzati liberamente nell’UE prima di ieri. Poco tempo fa avevamo raccontato che il Governo inglese si era rimangiato la parola data in campagna elettorale e aveva aperto le porte alla commercializzazione del foie gras sul suo territorio, pare che fosse un accordo: in cambio voleva importare i suo NGT in Europa.

