di Valentina Dirindin 26 Agosto 2019

La burocrazia è davvero in grado di uccidere la ristorazione? Forse no, ma di sicuro sa metterla in seria difficoltà. Ne sa qualcosa Gegè Mangano, titolare del noto ristorante Li-Jalantuùmene di Monte Sant’Angelo, uno degli indirizzi gourmet più quotati del Gargano, che è stato multato per aver servito del vino in bottiglia nel suo ristorante. Colpa di un’ordinanza comunale, una come tante, che cerca di combattere ubriachezza molesta e risse proibendo, di fatto, la somministrazione in vetro all’esterno dei locali.

Così, qualche giorno fa, Gegè Mangano si è visto recapitare un verbale di 100 euro mentre i suoi clienti stavano pasteggiando nel dehors del ristorante con del buon vino, come è d’uso fare in un ristorante di questo genere. Vino che di certo non può essere servito in bottiglie o in bicchieri di plastica.

L’agente di polizia municipale in servizio, però, ha inteso di seguire l’ordinanza urgente in materia di sicurezza urbana di recente emessa dal sindaco di Monte Sant’Angelo, Pierpaolo d’Arienzo, che ordina “ai titolari o gestori di attività di somministrazione di alimenti e bevande (bar, chioschi abilitati alla somministrazione, ed ambulanti itineranti ed in sede fissa) è fatto divieto di vendere per asporto o cedere a terzi, a qualsiasi titolo, bevande alcoliche dalle ore 21 alle ore 7, nonché bevande di qualsiasi specie in contenitori di vetro; agli stessi è consentita la somministrazione di bevande alcoliche in contenitori di vetro esclusivamente all’interno dei propri locali; negli spazi esterni di propria pertinenza la somministrazione di tutti i tipi di bevande deve avvenire solo in contenitori di plastica”.

Apriti cielo. Gegè Mangano si indigna (e ne ha ben d’onde) postando sulla sua pagina Facebook una provocatoria fotografia di un Brunello di Montalcino travasato in una bottiglia di plastica, e Intravino fa notare che “In Puglia di burocrazia si muore. Dal ridere”. Eppure l’ordinanza parla di “ bar, chioschi abilitati alla somministrazione, ed ambulanti itineranti ed in sede fissa”, mica di ristoranti.

E infatti, andando a fondo alla questione, dal comune ammettono che l’errore è stato dell’agente di polizia municipale, che ha mal inteso l’ordinanza. “La mia ordinanza è chiara – afferma il sindaco di Monte Sant’Angelo – e al punto 4 sono indicate precisamente quali attività commerciali non possono usare il vetro da asporto in quanto pericoloso. Tra queste non ci sono i ristoranti, naturalmente!”. “Nel caso specifico, quindi, purtroppo, vi è stata una leggerezza dell’operatore della Polizia Municipale che sarà prontamente risola nel ricorso alle autorità competenti – prosegue il sindaco. Però siamo contenti che a Monte Sant’Angelo ci sia un target tale da richiedere un Brunello di Montalcino del 1997 perché significa che il nostro lavoro di promozione del brend “la città dei due siti Unesco” sta dando i suoi frutti”, conclude il sindaco.

Intanto, però, Mangano dovrà fare ricorso per la multa ricevuta, con relative spese. E una domanda resta: se è così complicato perfino per gli addetti ai lavori interpretare correttamente le ordinanze, siamo proprio sicuri che la burocrazia non renda comunque (indipendentemente dai contenuti delle ordinanze) davvero troppo difficile la vita ai ristoratori?

[Fonte: Intravino]