Lidl si è vista bannare la pubblicità del suo croissant in UK

Lidl e Iceland sono i primi due supermercati a cadere dopo la legge promulgata lo scorso gennaio per difendere i giovani consumatori dal cibo spazzatura.

Lidl si è vista bannare la pubblicità del suo croissant in UK

La cosa della legge sul junk food in UK viene applicata sul serio, e questa è una notizia. Mercoledì 14 aprile, l’Advertising Standards Authority (ASA) ha dichiarato che le pubblicità di Lidl e di Iceland (un popolare supermercato locale) che erano apparse su Instagram e sul sito del Daily Mail hanno violato le nuove norme, che dal 5 gennaio scorso, vietano la promozione di prodotti considerati ricchi di grassi, sale e zucchero.

In particolare Lidl Irlanda del Nord aveva collaborato con Emma Kearney, una popolare influencer nord irlandese (274000 follower) che si occupa di lifestyle e bellezza, ma che soprattutto riempie il suo feed di video di vita vera con i suoi due figli piccoli, per creare un post su Instagram che promuoveva i vennoiserie del supermercato. Nel video pubblicato su Istagram si vede la Kearney addentare un pain suisse della Lidl, che però è uno dei prodotti vietati per la pubblicità dalla legge. Lei ha commentato, in una Istagram story nella giornata di mercoledì, di essere scioccata e divertita dal clamore per la vicenda, che in effetti è stata ripresa da tutta la stampa nazionale, e dice di non lavorare per Lidl. Lidl invece ha replicato ufficialmente all’ASA assumendosi le sue colpe e dicendo di avere già parlato con il social media manager coinvolto perché la cosa non avvenga più.

Iceland food l’ha fatta ancora più grossa, promuovendo sul Daily Mail un banner che raffigurava cioccolatini e caramelle in vendita nel supermercato, che, come è più immediatamente comprensibile, non superano il modello di profilazione nutrizionale sui cibi sani. Tuttavia, quello che è paradossale è che, se si va sulla pagina Istagram del supermercato, si trovano foto di prodotti interessanti: celerali fragola e cioccolato, mini waffle surgelati, crocchette di pollo, salsa ranch al gorgonzola, ma dato che non sono annunci a pagamento, non possono essere perseguiti.

View this post on Instagram

Cosa dice la legge sul junk food e i minori in UK

La nuova norma britannica, entrata pienamente in vigore il 5 gennaio 2026, introduce una le restrizioni più severe che esistono in Europa contro la pubblicità del junk food: vieta la promozione di alimenti e bevande ad alto contenuto di grassi, zuccheri e sale (HFSS, High in Fat, Salt and Sugar) in televisione e nei servizi on demand nella fascia oraria compresa tra le 17:30 e le 21:00, oltre a imporre un divieto totale nella pubblicità online a pagamento, 24 ore su 24, inclusi social network, banner e contenuti sponsorizzati.

Per stabilire quali prodotti rientrino nel divieto, il governo utilizza un modello di profilazione nutrizionale che valuta calorie, zuccheri, grassi saturi e sale, applicandolo a categorie considerate particolarmente problematiche per l’obesità infantile, come snack, dolci, cereali zuccherati, gelati, fast food e bevande zuccherate. Nel novero però rientrano anche i panini e i croissant, come nel caso di Lidl appunto.

La legge tuttavia lascia aperto uno spazio alle campagne di brand advertising, purché non mostrino in modo riconoscibile il singolo prodotto classificato come “meno salutare”, oltre a non prevedere nessun divieto per le foto dei prodotti incriminati postate sui social. Questi sono chiaramente i due punti fragili della legge, che pur esiste (a differenza che in Italia) e sta producendo i suoi frutti.