di Cinzia Alfè 27 Gennaio 2017
liquirizia amarelli

Sono poche le famiglie che possono vantare tre secoli ininterrotti di attività imprenditoriale.  E una di queste è Amarelli.

L’azienda di Rossano, in Calabria, commercia in liquirizia dal 1731:  una storia di passione e lavoro che inizia  dalla liquirizia calabrese –la migliore al mondo, così come classificata dall’Enciclopedia britannica– e vede oggi al vertice dell’azienda Pina Amarelli, prima donna Cavaliere del lavoro in Calabria, premio Marisa Bellisario per le donne che si sono distinte nella professione  e vincitrice nel 2001  del premio Guggenheim per i musei aziendali.

E proprio  il “Museo della Liqurizia Giorgio Amarelli”, con i suoi 40.000 visitatori l’anno, è stato catalogato dal Touring Club italiano come il secondo museo d’impresa più visitato d’Italia,   dopo quello della Ferrari.

Un museo che incide per il 25% sul fatturato annuale dell’azienda,  che è di quattro milioni di euro.

“Nonostante l’accesso sia gratuito —racconta Tina Amarelli a Il Giornale— il museo ha creato ricavi pari a un milione di euro. I visitatori sono i nostri migliori clienti, e chi viene da noi alla fine del percorso vuole portarsi a casa una porzione di questa storia”.

Museo Amarellimuseo amarellimuseo amarellimuseo amarellimuseo amarelli

Così come ci tiene a conoscere più a fondo  una delle figure principali tra i 40 dipendenti dell’azienda, vale a dire il mastro liquiriziaio, una professione tramandata di padre in figlio.

Attualmente Amarelli esporta in buona parte del mondo, Sud America, Australia, Europa (“la Danimarca è il Paese con cui lavoriamo meglio nel nostro continente”), Giappone, fino alla prestigiosa Quinta strada di New York, dove la liquirizia calabrese è presente sugli scaffali di Eataly.

“Siamo piccoli, ma nel nostro settore siamo tra i primi al mondo: per la liquirizia pura siamo pressoché gli unici produttori che vanno dalla coltivazione al mercato globale”, continua Tina Amarelli.

Amarelli sta ora ampliato la propria offerta con altri prodotti a base di liquirizia, come cioccolata, liquore, birra, pasta, tutti rigorosamente alla liquirizia.

“Non è facile su mercati sempre più competitivi con un unico prodotto, perciò da tempo abbiamo iniziato a diversificare l’offerta, affiancando alla liquirizia pura altre specialità”, spiega Amarelli.

Un impegno e una ricerca costanti, che derivano da una passione autentica: “Già quando ero alle scuole elementari chiedevo a mio padre, prima di entrare in classe, di acquistare una scatolina di liquirizia che consumavo durante le lezioni cercando di non far sentire il rumore dei pezzetti che estraevo piano piano, senza farmi notare”, conclude Tina Amarelli.

[Crediti: Link: Il Giornale]