L’Iran blocca le esportazioni agroalimentari: cosa cambia per l’Italia

L'Iran è uno dei principali esportatore di alcune materie prime d'eccellenza, e il blocco avrà conseguenze anche in UE e in Italia.

L’Iran blocca le esportazioni agroalimentari: cosa cambia per l’Italia

Il governo iraniano ha annunciato un blocco totale delle esportazioni di tutti i prodotti alimentari e agricoli, vista l’improvvisa escalation del conflitto con gli Stati Uniti e Israele: la decisione è stata comunicata ufficialmente il 3 marzo 2026 tramite l’agenzia di stampa Tasnim, ha effetto immediato e resterà in vigore fino a nuovo avviso. Secondo quanto riportato dalle autorità locali, la misura è stata presa per dare priorità alla fornitura di beni di prima necessità e prodotti sensibili necessari alla popolazione iraniana nelle attuali condizioni di emergenza.

Quanto vale l’export dell’Iran

L’Iran è un attore di primo piano nel panorama alimentare e agricolo globale, figurando tra i principali esportatori mondiali di diverse materie prime d’eccellenza: il paese detiene infatti circa il 18% della produzione mondiale di pistacchi, il 6% di quella di ciliegie e il 2% di quella di orzo. Altri prodotti chiave che subiranno lo stop forzato includono datteri, fichi, uvetta, mele e melanzane. Questa chiusura dei mercati sta già influenzando i flussi commerciali internazionali, tanto che alcuni operatori in Turchia hanno già interrotto l’importazione di pistacchi dall’Iran per cautelarsi.

Chiusura delle Stretto di Hormuz: l’allarme delle associazioni dell’agroalimentare Chiusura delle Stretto di Hormuz: l’allarme delle associazioni dell’agroalimentare

Le ripercussioni di questa crisi non si limitano ai soli confini iraniani ma stanno coinvolgendo l’intera regione del Golfo: anche il Kuwait, a fronte della necessità di proteggere i propri consumatori e stabilizzare il mercato interno, ha imposto un divieto temporaneo all’esportazione di materie prime alimentari. Contemporaneamente, l’instabilità politica ha provocato un’impennata dei prezzi del greggio Brent, che ha superato la soglia degli 85 dollari al barile, riflettendosi negativamente sui costi logistici e di trasporto per tutto il settore del food and beverage.

Un ulteriore segnale di allarme arriva dagli esperti di sicurezza alimentare, i quali avvertono del possibile aumento delle frodi nel settore: la mancanza di forniture dirette di materie prime pregiate come il pistacchio iraniano potrebbe infatti incentivare pratiche di adulterazione, come la miscelazione di granella di pistacchio con frutti a guscio di minor valore per compensare la carenza di offerta.

La situazione in Unione Europea e Italia

Le interruzioni prolungate nelle catene di approvvigionamento potrebbero colpire anche l’Unione Europea, che solo nel 2020 aveva importato dall’Iran prodotti agroalimentari per un valore di 355 milioni di euro, e anche l’Italia potrebbe venirne colpita: ingrediente principe dell’import dall’Iran è certamente lo zafferano, di cui nel 2024 abbiamo importato qualcosa come 69 tonnellate, valore in forte crescita rispetto alle 29 dell’anno precedente, numeri enormi rispetto alla nostra produzione interna che non supera i 500 chili.

Non solo, sempre nel biennio 2023/2024, il valore delle importazioni dei prodotti dell’agricoltura, pesca e silvicoltura dal paese degli Ariani è salito da 29,75 milioni di euro a 40,83 milioni di euro. Valori con cui, aggiungendo i dati di prodotti alimentari lavorati, bevande e tabacco, si arriva ai 49,13 milioni di euro nel 2023 e 59,5 milioni nel 2024: queste sono le cifre messe a rischio dal conflitto, e come si cercherà di fare fronte a queste mancanze è ancora tutto da stabilire.