Lo spot di Amica Chips è stato censurato: niente comunione con le patatine

Lo spot Amica Chips accusato di blasfemia dall'Aiart ha avuto vita breve: il Comitato di Controllo dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria ha comandato lo stop alla diffusione.

Lo spot di Amica Chips è stato censurato: niente comunione con le patatine

Una patatina non può essere un’ostia – e non solo perché è croccante, badate bene. Un piccolo riassunto, per chi ha passato le ultime ventiquattro ore sotto una roccia: il nuovo spot di Amica Chips, ideato dall’agenzia Lorenzo Marini Group, è nato sotto il segno della controversia. Si tratta di una pubblicità di trenta secondi, ambientata all’interno di un monastero, dove vediamo una suora scoprire che le ostie sono finite.

Cambio di scena: vediamo un gruppetto di novizie che si avviano verso l’altare per ricevere l’Eucaristia. Un suono croccante e inaspettato che spezza la solennità del momento, una manciata di secondi di sbigottimento e imbarazzo, e l’occhio della telecamera svela l’arcano: la suora che abbiamo visto poco prima aveva sostituito le ostie con delle patatine di casa Amica Chips.

Amica Chips, l’accusa dell’Aiart e la censura

amica chips

Se l’obiettivo era quello di far parlare di sé, nel bene e nel male, allora è stato centrato in pieno. L’Associazione Italiana Ascoltatori Radio e Televisione, o Aiart per gli amici, ha visionato lo spot e l’ha definito “blasfemo”, chiedendone l’immediata sospensione e segnalandolo all’Istituto di Autodisciplina pubblicitaria.

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La lettura dell’Associazione è semplice: lo spot di Amica Chips sarebbe contrario “agli articoli uno e dieci” aveva spiegato Giovanni Baggio, presidente Aiart, e cioè “lealtà della comunicazione, convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona, del codice di autodisciplina della comunicazione commerciale”.

https://www.youtube.com/watch?v=ZIVodrExLkQ&ab_channel=Lormarini

C’è chi ha preso a sostenere che la cattiva pubblicità, di fatto, non esiste, e che per quanto “indelicato” lo spot di Amica Chips avrebbe dunque colto nel segno. Che si tratti di effettiva efficacia o di un buco nell’acqua, in ogni caso, poco importa: il Comitato di Controllo dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria ha accolto l’appello dell’Aiart e giudicato la campagna pubblicitaria in contrasto con il sopracitato articolo dieci.

Il giudizio del Comitato è che il parallelismo instaurato tra la patatina, presentata come “il divino quotidiano” al termine della pubblicità stessa, e l’ostia, “si sostanzia nella derisione del senso profondo del sacramento dell’eucaristia, rendendo più che ragionevole che il credente e non solo si senta offeso“.

Nato e censurato nella controversia, dunque: lo spot “divino” di Amica Chips dovrà essere ritirato dalla diffusione. Nelle motivazioni presentate dal Giurì si legge che l’articolo dieci esiste a tutela della sensibilità dei consumatori “i quali hanno il diritto di non essere urtati nelle più profonde convinzioni da campagne pubblicitarie che essendo strumentali ad interessi di natura prettamente economica non devono confliggere con valori tendenzialmente assoluti e di rango superiore tra i quali un posto di primissimo rango compete alle convinzioni religiose”.