C’è uno Stato in Africa che va matto per gli spaghetti. Tanto da decidere che la pasta è un mercato strategico per l’economia nazionale, al punto da investire in autoproduzione e bandire l’import.
Basta pasta italiana, insomma, sempre che fosse quella la pasta che arrivava in Ghana. Una mossa strategica un po’ trumpiana, forse, ma che fa capire il grado di affezione per questo prodotto anche in Paesi in cui non pensavamo fosse così diffusa, e che di certo non hanno la tradizione del ragù della domenica. Però adorano gli spaghetti, e li consumano quotidianamente, sostituendoli al riso in una delle loro preparazioni più tradizionali.
Come si mangiano gli spaghetti in Ghana

Se gli spaghetti sono diventati così popolari e diffusi in Ghana, il merito è tutto del waakye, forse il più celebre dei piatti nazionali, che viene consumato a colazione o anche a pranzo. Si tratta di uno stufato di fagioli locali e riso, accompagnato da uova sode, verdure o platano fritto e servito spesso anche come street food dai venditori ambulanti, avvolto in foglie di banana.
Solo che da qualche tempo a questa parte nel tradizionale waakye c’è stata un’evoluzione inaspettata, e si sono aggiunti gli spaghetti, che in Ghana non vengono chiamati con il loro nome italiano (e in parte internazionale), bensì “talia” che forse, dice la leggenda, è proprio una storpiatura del paese di provenienza, l’Italia, così come letto sulle prime confezioni importate.
Lo stop all’import di spaghetti
Confezioni italiane che oggi subiranno un importante stop alle importazioni via terra, come deciso dal presidente John Mahama e dal ministro delle finanze. Una mossa voluta non solo per il protezionismo e per costruire un’economia locale intorno a un prodotto di largo consumo, ma anche – pare – per arginare il contrabbando illegale di pasta che era molto diffuso nel Paese.
Uno stop a un mercato importante, visto che il Ghana ha importato pasta per un valore di circa 140 milioni di dollari tra il 2021 e il 2024, diventando il secondo maggiore importatore di pasta in Africa dopo il vicino Togo. Ma in realtà, spiega il presidente, la situazione non è reale, perché il Ghana consuma in realtà molta più pasta del Togo, e questa, dicono le autorità, è la riprova dell’esistenza di un fiorente mercato di contrabbando di merci a basso costo che attraversano il confine orientale del Ghana. Anche il Vice Ministro dell’Alimentazione e dell’Agricoltura, John Dumelo, ha confermato che una parte sostanziale dei prodotti alimentari che entrano in Ghana proviene illegalmente dal Togo, compromettendo la produzione interna e contribuendo alla dipendenza dalle importazioni.
Il nuovo impianto di produzione di spaghetti ghanesi

Ma non è finita qui: la nuova politica ghanese nei confronti del mercato della pasta prevede anche l’inaugurazione di un impianto di produzione a Kpone, costato 40 milioni di dollari e progettato per produrre circa 40.000 tonnellate di pasta a base di grano all’anno, soddisfacendo il 40% della domanda interna e creando 300 posti di lavoro diretti e indiretti.
“Ora che abbiamo il nostro pastificio, dobbiamo assicurarci che la pasta di contrabbando a basso costo non venga introdotta attraverso il nostro confine orientale”, ha dichiarato il Presidente Mahama durante l’inaugurazione dell’impianto.