Lo scorso 27 gennaio l’OMS ha ospitato un webinar globale sul tema dell’alimentazione scolastica nei Paesi membri. [Ripassino per i distratti: l’OMS conta 193 Stati membri; si tratta di quasi tutti gli stati sovrani al mondo, a parte Liechtenstein e Stati Uniti, questi ultimi hanno abbandonato l’OMS a partire da quest’anno].
Come avviene sempre per l’OMS, che non è un organismo che può imporre leggi o sanzioni, le nuove regole sono state espresse in forma di raccomandazioni, anche piuttosto generiche. Sono però state messe insieme da un gruppo di esperti, basandosi ovviamente sui dati e sulle evidenze scientifiche e, anche se a noi che viviamo in un paese abbastanza ricco e abbastanza virtuoso, sembrano banalità, dobbiamo ovviamente considerare che sono indicazioni che valgono a livello globale. Per dare un’idea del fenomeno, 104 Paesi membri hanno regole che dovrebbero rendere le mense scolastiche salutari, ma solo 48 Paesi hanno regole riguardo al marketing dei cibi con alti valori di zuccheri o ultra-processati (spoiler: noi non siamo tra quelli, il Regno Unito invece sì).
La prima raccomandazione, quella considerata la più forte, prevede di “aumentare la disponibilità, l’acquisto e il consumo di alimenti e bevande salutari”.
La seconda, che è una conseguenza della prima, è di aumentare gli interventi di “nudging”, parola inglese abbastanza intraducibile nella nostra lingua, che consiste in una sorta di “influenza gentile” su bambini e ragazzi. Esempi facili: se metto fontane d’acqua disponibili ad ogni angolo della scuola e fornisco a tutti gli studenti una borraccia colorata, è più facile che bevano acqua che Coca‑Cola; se metto un bel cesto di frutta sul bancone, magari già pulita e pronta da mangiare, e metto le merendine nell’angolo più nascosto della mensa, è probabile che molti bambini sceglieranno la frutta.
Il concetto viene dall’economia comportamentale ed è stato reso famoso dagli studiosi Richard Thaler e Cass Sunstein (Thaler ha vinto il Nobel). L’idea di base è semplice: gli esseri umani non decidono sempre in modo razionale, ma sono influenzati dall’ambiente.
Il contesto in cui lavora l’OMS

Il mondo vive tra due piaghe relative all’infanzia e all’adolescenza: l’obesità e la malnutrizione. In molte aree, una sana alimentazione scolastica rappresenta l’unico pasto bilanciato che i ragazzi fanno durante la giornata. Da qui l’importanza della faccenda.
Oggi si stima che 466 milioni di bambini ricevano pasti scolastici a livello globale, ma le informazioni sulla qualità nutrizionale del cibo servito rimangono limitate. Nel 2025 inoltre si è raggiunto un record significativo: 188 milioni di esseri umani in età scolare sono obesi (circa 1 su 10). Il numero, per la prima volta, ha superato quello dei bambini sottopeso.
Tuttavia, l’organizzazione cammina — come si suol dire — sulle uova: l’impossibilità di vietare, coerente con il suo statuto, la porta a suggerire tecniche alternative come appunto il nudging. Dall’altro lato, reperire informazioni sulla qualità del cibo servito è potenzialmente molto costoso, perché richiede una rete capillare di investigatori. Inoltre, la variabilità anche all’interno degli stessi Stati è molto forte: le linee guida nazionali sono spesso generiche e i vari istituti scolastici le applicano come possono, risultando più o meno virtuosi a seconda spesso delle aree in cui sono iseriti.
Non esiste una classifica mondiale, un ranking delle mense scolastiche del mondo. Esiste un organismo, la Global Child Nutrition Foundation (GCNF), che produce periodicamente un rapporto globale sui programmi di mensa scolastica in oltre 160 Paesi. I criteri non riguardano solo la qualità del cibo, ma anche quanto estesa e quanto economica è la mensa scolastica, in modo da premiare chi raggiunge un numero più elevato di bambini.
Cosa succede in Europa

A livello europeo, le mense considerate più virtuose sono quelle francesi, per la qualità del cibo e il rapporto con i produttori locali, e quelle dei Paesi scandinavi, per la capillarità. L’Italia si piazza ovviamente bene.
Tuttavia, è interessante notare che dal 2009 al 2014 in Italia si è registrato un piccolo ma costante calo dell’obesità tra bambini e adolescenti. Questo calo però si è fermato a partire dal 2014 e ora l’obesità sembra stare nuovamente aumentando, con circa il 30% dei bambini sovrappeso o obesi (fonte Ministero della Salute).
Il motivo probabilmente va ricercato non solo in come i bambini mangiano a scuola, ma anche nel fatto che la virtuosità del pasto non trova riscontro nell’ambiente domestico. E qui potrebbe partire il pippone sulla sedentarietà, l’uso degli schermi, gli zuccheri e i cibi processati, ma non è solo questo. A volte una famiglia, per ragioni economiche e di tempo (oltre ovviamente alle ragioni culturali), non ha accesso al cibo di qualità.
Una soluzione semplice potrebbe essere quella di coinvolgere le famiglie negli acquisti: se la scuola ha una partnership con un fornitore virtuoso, questo potrebbe essere disponibile a rifornire anche le famiglie del plesso a cifre vantaggiose, con la stessa logica dei gruppi di acquisto. Anche questo è nudging.