L’Uomo delle Stelle, il critico gastronomico di So Wine So Food, è indagato per 24 milioni di euro

Stefano Cocco, critico gastronomico conosciuto come L'Uomo delle Stelle, è sotto indagine per una frode milionaria, che ha coinvolto 21 società.

L’Uomo delle Stelle, il critico gastronomico di So Wine So Food, è indagato per 24 milioni di euro

Il 2025 della comunicazione gastronomica si apre con una di quelle notizie che faranno discutere a lungo, quella di una maxi operazione della Guardia di Finanza di Roma che ha coinvolto Stefano Cocco, noto al grande pubblico come L’Uomo delle Stelle. Editore del magazine So Wine So Food e critico dei migliori ristoranti del mondo, Cocco si è ritrovato al centro di un’indagine per una frode fiscale di proporzioni internazionali.

Il sequestro preventivo eseguito dai finanzieri ammonta a ben 24 milioni di euro, tra conti correnti, immobili di pregio e auto di lusso. Secondo quanto riportato dagli inquirenti, il provvedimento è stato emesso per dei reati di emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, infedele dichiarazione e indebita compensazione di crediti inesistenti.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Roma, descrive un sistema attivo tra il 2019 e il 2022 che vedrebbe coinvolto un reticolo di 21 società, molte delle quali definite scatole vuote, e 31 persone fisiche.

Lo schema di Cocco e soci

stefano cocco

Ma come funzionava questo schema? Secondo gli inquirenti l’organizzazione avrebbe generato crediti fiscali fittizi per circa 11 milioni di euro e fatture false per oltre 12,5 milioni di euro. Le società cosiddette “cartiere” presentavano false dichiarazioni IVA, creando crediti che venivano poi trasferiti tramite simulate cessioni di rami d’azienda ad altre società. A questo si aggiungeva un “sistematico ricorso alla somministrazione illecita di manodopera, occultata dietro rapporti commerciali ritenuti solo formalmente leciti”, come riportato dalle Fiamme Gialle.

All’interno di questo meccanismo, Stefano Cocco emerge con “il ruolo di capo”. Secondo gli atti della Procura e del gip, Cocco “dava disposizioni in ordine all’acquisto di rami d’azienda di società che vantassero crediti IVA inesistenti da parte delle società di cui era amministratore di fatto o comunque a lui riconducibili”. Inoltre, l’imprenditore gestiva personalmente le società, che pur indicavano un diverso amministratore di diritto.

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Al suo fianco operavano altre due figure chiave. La prima è Marco Rizzi, descritto “con il ruolo di organizzatore, presentandosi come commercialista, compilava e inviava i modelli F24, eseguendo personalmente le compensazioni contestate ai capi che seguono, procacciava i rami d’azienda interessati dalle cessioni, pianificava insieme a Cocco le operazioni”.

Il terzo vertice del gruppo era Matteo Tozzi, con il ruolo di associato, gestiva personalmente le società riconducibili a Cocco dal punto di vista amministrativo, partecipando alle riunioni, curando le comunicazioni con Rizzi e la tenuta della documentazione tributaria, nonché relativa al personale, partecipava alle negoziazioni delle operazioni simulate”.

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Il nome di Stefano Cocco non sarà certo nuovo ai gourmet: laureato in giurisprudenza a Miami e specializzato in marketing, nel 2015 ha fondato So Wine So Food, una realtà editoriale tradotta in otto lingue e approdata anche in televisione su Sky con una sketch comedy simile a Camera Cafè. Negli anni, la sua fama di critico enogastronomico era cresciuta costantemente, arrivando persino ad essere accostato, un paio di anni fa, a un possibile acquisto della società calcistica Salernitana.

Nonostante la gravità delle accuse, il giudice per le indagini preliminari non ha ritenuto necessario procedere con misure cautelari personali per Cocco e i suoi soci, visto il tempo trascorso dai fatti. Ha comunque confermato il sequestro dei 24 milioni di euro, spiegando che la decisione è stata presa “trattandosi di utilità monetarie delle quali è evidente il rischio di dispersione nonché per impedire l’ulteriore protrazione dei danni erariali causati dalle ingenti evasioni documentate dall’esito delle indagini”.