Mandereste vostro figlio in una scuola griffata Pan di Stelle?

L'iniziativa di Barilla delle "Aule dei Sogni" non è piaciuta all'Ordine dei Medici di Torino, che ha presentato un esposto.

Mandereste vostro figlio in una scuola griffata Pan di Stelle?

Immaginate di entrare in una classe delle elementari e di trovarvi circondati da mobili che sembrano giganti biscotti al cioccolato con le stelline sopra: sì, proprio i Pan di Stelle. Questa visione da cartone animato è ora realtà in diverse scuole italiane grazie a un’iniziativa della Barilla chiamata Sogna e credici fino alle stelle, che mette in palio una cosiddetta “Aula dei Sogni” uno spazio polifunzionale arredato con librerie, tappeti e tavoli dipinti di marrone biscotto e pieni di stelle, per un valore di circa 15.000 euro. Un’idea all’apparenza innocua, ma per la quale l’Ordine dei Medici di Torino ha deciso di vederci chiaro e ha presentato un esposto a diverse autorità, tra cui il Garante dell’Infanzia e il Ministero della Salute.

Tutto è partito dalla preoccupazione di un genitore, secondo cui i gusti del proprio figlio sono apparsi modificati da un giorno all’altro. Nella segnalazione si legge infatti: “La scuola di mio figlio è stata invasa da tavoli a forma di biscotti industriali e cartelloni Pan di Stelle. Io ho sempre preparato la frutta per la merenda a scuola ma ora mio figlio vuole i biscotti”. Per i medici torinesi, questo non è un caso ma il risultato di tecniche di neuromarketing che potrebbero condizionare i più piccoli in un luogo dove dovrebbero sentirsi protetti.

Proteggere i bambini dal marketing alimentare

aula pan di stelle cover

Guido Giustetto e Marta Mello, a capo dell’Ordine e della Commissione Albo Odontoiatri, hanno espresso chiaramente i loro dubbi nell’esposto: “Riteniamo che per questa iniziativa vengano utilizzate tecniche persuasive riconducibili al neuromarketing idonee ad orientare preferenze e consumi dei minori verso prodotti industriali ad alto contenuto di zuccheri. In potenziale contrasto con gli obiettivi di prevenzione e con le raccomandazioni dell’OMS, (l’Organizzazione mondiale della sanità), in tema di protezione dei bambini dal marketing alimentare”.

Secondo loro, il rischio è che il brand diventi fin troppo familiare per i bambini. Hanno infatti aggiunto che “un allestimento così marcato da segni distintivi, cromie, stili grafici e richiami al brand del prodotto” può determinare “una esposizione ripetuta e protratta del minore a stimoli commerciali in un ambiente protetto e autorevole com’è quello delle scuole, con il rischio concreto di interiorizzazione del marchio, che diventa familiare”.

Perché il diario scolastico (obbligatorio) di mia figlia è firmato Inalpi? Perché il diario scolastico (obbligatorio) di mia figlia è firmato Inalpi?

Dal canto suo, Barilla ha risposto prontamente spiegando che il progetto ha fini puramente educativi ed è stato fatto seguendo le regole. In una nota ufficiale l’azienda ha dichiarato: “Il progetto è stato realizzato in collaborazione con un Ente accreditato dal Ministero dell’Istruzione come ente formatore, a garanzia della coerenza dell’iniziativa con il contesto educativo.

Si tratta di una donazione di un allestimento destinato ad aule scolastiche, pensato per richiamare il tema dei sogni e dell’immaginazione. Nelle aule non sono presenti loghi, prodotti o packaging, né viene svolta attività di formazione alimentare o promozionale. Il progetto riguarda una proposta di percorso formativo con attività didattiche mirate, per stimolare nei ragazzi l’importanza dei sogni”.

La questione però non riguarda solo il marketing, ma tocca tasti dolenti come la salute dei bambini. I dati piemontesi del 2023 mostrano che quasi il 25% dei bambini tra gli 8 e i 9 anni è in sovrappeso o obeso. Oltre alla linea, c’è il problema dei denti. Marta Mello ha ricordato un aspetto pratico non da poco: “Il consumo di merendine contenenti forti dosi di zucchero rischiano di fare ancora più danni se consumate in un ambiente come quello scolastico, dove per vari motivi è difficile lavarsi i denti dopo mangiato”. Tra carie che colpiscono il 44% dei dodicenni e abitudini alimentari non proprio perfette, i medici chiedono che la scuola resti un luogo libero da influenze commerciali, specialmente se queste spingono verso cibi ricchi di zuccheri.