Mangeremo granchio blu in latta per salvare gli allevamenti di molluschi?

Nemmeno il gran caldo sembra nuocere al granchio blu, e il Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine ci prova con la polpa del crostaceo pronta all'uso.

Mangeremo granchio blu in latta per salvare gli allevamenti di molluschi?

Non c’è pace per le coste italiane dall’altro Adriatico fino il Tirreno, dove gli storici allevamenti di cozze e vongole sembrano ormai destinati ad essere sopraffatti dall’invasione del granchio blu, con il cambiamento climatico che ci mette del suo a peggiorare le cose. Se le temperature record colpiscono duramente la produzione dei molluschi, il granchio blu non sembra risentirne affatto, continuando a diffondersi in quello che Giuseppe Castaldelli dell’Università di Ferrara definisce un ambiente ideale: “Il Delta del Po è l’habitat perfetto per il ciclo riproduttivo del crostaceo”.

Questa proliferazione inarrestabile è alimentata dalla particolare ricchezza nutrizionale della zona, dove le correnti adriatiche favoriscono lo sviluppo del fitoplancton e dei molluschi, che costituiscono il cibo principale del granchio. Ritornare alle abitudini pre-invasione sembra ormai impossibile, e molti sembrano aver fatto con quella che ormai è la nuova realtà dei fatti, cercando di creare opportunità anche nella crisi.

Dal Delta del Po allo Sri Lanka

granchio blu scatoletta cover

Davanti a questa crisi ecologica ed economica iniziata nel 2023, il Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine ha deciso di trasformare radicalmente la propria strategia. Paolo Mancin, presidente del Consorzio, ha ricordato con onestà i momenti difficili vissuti dalla comunità dei pescatori: “Abbiamo perso oltre un terzo dei pescatori e il Consorzio ha faticato a resistere”. La prima reazione della comunità è stata quella di tentare l’eradicazione, ma col tempo la prospettiva è cambiata, come spiega lo stesso Mancin: “prima abbiamo cercato di eliminarlo, poi abbiamo capito che dovevamo cambiare strategia. Non più soltanto un nemico, ma un’opportunità”.

La risposta commerciale a questa invasione si è concretizzata nel lancio di vasetti gourmet di polpa e chele di granchio blu a marchio italiano, già pronti all’uso. L’iniziativa è nata da una collaborazione avviata a fine 2024 con la società Granchio Blu Trading e il partner internazionale Taprobane Seafoods Group, e ha dovuto scontrarsi con la mancanza di manodopera richiesta per  il meticoloso lavoro di estrarre manualmente la polpa dei crostacei, imponendo una soluzione che porta il prodotto lontano.

L’assurdo motivo per cui mangiare una nutria vi fa infuriare, ma il granchio blu va benissimo L’assurdo motivo per cui mangiare una nutria vi fa infuriare, ma il granchio blu va benissimo

i granchi vengono pescati tra Scardovari e Rosolina, cotti a vapore nello stabilimento di Barricata, congelati e poi spediti in Sri Lanka. Lì, la polpa viene estratta a mano e confezionata, per poi tornare nel Delta del Po pronta per la distribuzione. Il risultato finale è un vasetto pastorizzato, privo di conservanti o coloranti, disponibile in tre varianti: carne delle chele, polpa mista e filetto.

Questa innovazione mira a risolvere un paradosso del mercato italiano: sebbene 6 consumatori su 7 siano incuriositi dal sapore del granchio blu, la maggior parte è frenata dalla difficoltà di pulizia del crostaceo. Paolo Mancin punta con decisione sulla qualità e l’origine della materia prima: “E’ un prodotto nuovo per l’Italia e per l’Europa, pescato nelle nostre acque”. Al momento, l’attività coinvolge circa 150 pescatori che conferiscono quotidianamente tra i 120 e i 150 quintali di granchi, selezionando solo gli esemplari che superano i 150 grammi di peso.

Il granchio blu ora si usa anche per il pet food Il granchio blu ora si usa anche per il pet food

Nonostante il successo iniziale, la visione del Consorzio guarda ancora più lontano, puntando a chiudere l’intero ciclo produttivo direttamente sul territorio polesano. Timothy O’Reilly, fondatore di Granchio Blu Trading, ha definito il lancio dei vasetti come “un altro traguardo” nel percorso di sostegno alla comunità locale. Il progetto più ambizioso resta infatti la creazione di un laboratorio per l’estrazione della polpa a Porto Tolle, un investimento che permetterebbe di creare nuovi posti di lavoro per la popolazione locale. Paolo Mancin conclude però con una nota di pragmatismo: “Prima dobbiamo costruire un mercato solido – poi, passo dopo passo, proveremo a farlo qui”.

Aggiungici come fonte preferita su Google