di Marco Locatelli 17 Ottobre 2019
Cuochi in cucina

Giro di vite del governo alle false cooperative che forniscono alle aziende manodopera a basso costo, non versano tasse e contributi e poi scompaiono “magicamente”.

Una delle misure della nuova manovra finanziaria 2020 per contrastare frodi ed evasione fiscale prevede infatti di estendere la pratica del reverse charge (inversione contabile dell’IVA che permette di farla pagare all’acquirente e non al venditore) nel caso di appalti in settori dove, solitamente, l’utilizzo di forza lavoro è molto significativo e passa dalle cooperative (anche false).

“Le nuove norme sicuramente vanno nella direzione giusta – spiega a Ilfattoquotidiano.it Francesco Duraccio, segretario del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del Lavoro – Ma bisogna stare attenti a non fare di tutta l’erba un fascio. Il rischio è che si colpiscano anche i bravi imprenditori”.

Tra i settori coinvolti ci sono alimentare, logistica, servizi, grande distribuzione e meccanica. Grazie a questa soluzione il governo spera di far saltare fenomeni come il caporalato e garantire così che i l’IVA delle fatture arrivi a destinazione, nelle casse dell’Erario. Un fenomeno quello delle finte coop esploso negli anni della crisi economica, e stando all’ultimo report del 2018 condotto dall’Ispettorato nazionale del lavoro, nel 2018, su 3.311 cooperative analizzate ne sono risultate irregolari 1.986 (circa il 60%).

Questo sistema delle coop fittizie allo Stato costa ogni anno 400 milioni di euro, di cui 255 di IVA e 145 milioni di tasse sul lavoro mai versati. Grazie alla reverse charge, dunque, l’Iva di questi appalti non sarà più a carico delle cooperative ma delle società committenti