di Valentina Dirindin 8 Maggio 2019
matteo salvini nola

Ce l’ha un po’ per vizio, il nostro Ministro dell’Interno Matteo Salvini, quello di far pubblicità alle aziende che gli piacciono. In particolare quelle legate al ramo food: i suoi profili social sono pieni di fotografie in cui racconta quanto è buona (e ITALIANA!) la Nutella a colazione, la birra con la pizza a cena e via discorrendo.
Oggi va in onda invece lo spot sulla pasticceria, ambientato a “Casa Caldarelli”, ristorante/pizzeria/salumeria/bar di Nola, in provincia di Napoli, che per una sera si è trasformato in “Casa Salvini”. Già, perché è lì che il vicepremier ha passato la serata, cenando con prodotti tipici della zona, come non mancano di far notare i gestori del locale, che hanno ampiamente pubblicato la notizia sui loro social e l’hanno trasmessa (via comunicato stampa) ai giornali locali.
In particolare, l’attenzione di Matteo Salvini è stata dedicata al pastry chef del locale, che per l’occasione ha preparato una torta multipiano in cake design brandizzata Lega, con tanto di “Capitano” (come lo chiamano i fan) in pasta di zucchero in cima.
Un’occasione imperdibile per la foto di rito: smesse le solite divise, Matteo Salvini prontamente indossa la casacca del locale e si fa immortalare con tutto lo staff.

Le questioni da sollevare sono talmente tante che rischiamo di perdere il filo. A cominciare dal fatto che ci chiediamo se sia opportuno (e comunicativamente vincente, visti gli ultimi episodi boomerang di contestatori che ne hanno approfittato per fare finti-selfie) che una così alta carica dello Stato si presti sempre a favor di camera, in qualsiasi contesto. Ma questo, in realtà, non ci riguarda granché, quindi passiamo oltre.

L’altra questione, a nostro parere, è la seguente: qual è il criterio con cui il ministro Salvini indossa una casacca griffata di un’azienda, pubblicando e lasciando pubblicare foto su tutti i social, come un food influencer qualunque? Perché Casa Caldarelli sì e Le Baccanti (ottimo ristorante di Nola, tanto per dirne uno) no?
Ci ascolti, signor Ministro, ché noi il mondo del food lo conosciamo bene: ci sono troppe schermaglie, troppe questioni aperte, troppi aspiranti influencer per uscirne vivi, anche quando si usa la ruspa. Se ne tenga alla larga: non sappiamo bene se consigliarglielo o augurarcelo.