di Valentina Dirindin 11 Giugno 2020
salvini barilla

Dove c’è Barilla c’è casa”: a chiunque sia cresciuto negli anni Ottanta questo celebre claim degli spot Barilla porta un po’ di nostalgia e Matteo Salvini, classe 1973, non fa eccezione.

Gli spot televisivi Barilla degli anni Ottanta sono sicuramente un pezzo di storia della pubblicità italiana. La famiglia tutta unita davanti a un piatto di pasta al sugo, sorrisi a profusione e quel motivetto che tutti sapevano suonare all’Aulos 105 (il flauto che si insegnava a scuola, per i non cresciuti negli anni Ottanta).

Insomma, una roba strappalacrime.

Una roba su cui, un po’ a sorpresa , torna il leader della Lega, postando sui suoi social proprio una di quelle pubblicità. Quella con la bimba che torna a casa da scuola a piedi sotto la pioggia, portando con sé un gattino randagio trovato per strada, e mentre lei e la mamma si occupano di accudirlo il papà, con indosso ancora il completo buono da lavoro, serve a tavola il vassoio della pasta.

Ha ragione Salvini: quella degli spot Barilla “era un’Italia più sicura, più fiduciosa, più sorridente”, “altro che Italietta”, (come dice riferendosi a un battibecco avuto con Massimo Giannini). Forse non troppo realistica, a dire il vero, ma son sottigliezze. Però io me lo ricordo proprio che già allora provavo a immaginarmi la reazione di mia mamma se per caso le avessi portato a casa un gattino trovato sotto la pioggia. Altro che sorrisi. Invece Salvini si rivede proprio in quel modello lì, tanto da metterci su un carico emotivo di quelli importanti. “Siamo il paese più bello del mondo, possiamo tornare a essere grandi. Buonanotte amici, vi voglio bene”, scrive, con tanto di cuoricino finale.

Lo dico con assoluta sincerità: io, se fossi una sua amica, davanti a un messaggio della buonanotte così struggente una telefonatina per sapere se fosse proprio tutto ok gliel’avrei fatta. Magari gli andava di fare quattro chiacchiere davanti a un piatto di spaghetti.