di Marco Locatelli 10 Giugno 2020

Di necessità virtù. Si può certamente riassumere in questo modo quanto fatto dalla titolare del ristorante “Capra e Cavoli” di Milano, Barbara Clementina Ferrario, che ha trasformato la sala del suo locale in un vero e proprio villaggio coperto.

In tempi di coronavirus, per i ristoratori non è per niente facile riuscire a rispettare tutte le nuove norme anti-covid, come il distanziamento sociale. E mentre diversi ristoratori hanno deciso di affidarsi ai divisori in plexiglas, al Capra e Cavoli in via Pastrengo, ristorante vegetariano e vegano, ogni tavolo viene “abbracciato” da una piccola casetta a tema, che quindi separa tra di loro i vari commensali.

“Ho sfruttato le regole del protocollo anti Covid, a cominciare da quella del distanziamento sociale, per farle diventare un’opportunità – spiega a La Repubblica la titolare e chef, Barbara Clementina Ferrario – Ho lavorato con il bravissimo Pietro Algranti, che ha un laboratorio di arredi realizzati con materiali di recupero, e ora ognuno dei 14 tavoli del locale è una casetta con la sua precisa identità. Abbiamo sfruttato vecchie porte e finestre, facendo tutto da soli perché negli scorsi mesi era tutto chiuso e non potevamo fare affidamento sui fornitori. Ci siamo dovuti arrangiare con quanto avevamo a disposizione”.

Certo, i coperti anche in questo caso si sono dimezzati, passando da 70 a 35 ma l’effetto è decisamente interessante: c’è la casetta romantica, quella etnica, la casetta-giardino e quella cucina.

“Tutte le casette sono affacciate su una piazzetta centrale. Da ciascun tavolo si possono vedere le persone sedute nelle altre casette, pur non potendo interagire con loro – spiega Ferrario – Così, nel pieno rispetto delle regole, si crea quel clima di convivialità tipico dei piccoli borghi”.